ESSERE QUI, ADESSO

Posted in Vita Vissuta on febbraio 1, 2010 by Gabriele

Il sole oggi è riuscito a bucare il grigio, ma per me significa solo che stanotte ci sarà di nuovo ghiaccio.

Il centro di Milano è fitto di gente intenta a scrutare vetrine, schivare venditori cinesi e poveri che chiedono l’elemosina. Ma nessuno tira fuori le mani dalle tasche; forse per il freddo, forse per la crisi.

I negozi brulicano di inutili clienti che cazzeggiano e non comprano nulla. Facce post-festività, che non necessitano di nuovi acquisti. Gente in cerca di calore, e neanche umano.

Cappotti con il bavero alzato e cappucci in testa. Qualche tamarro finge di non aver freddo e tiene la giacca slacciata per mostrare tatuaggi e collane.

Decine di razze ed etnie diverse si incrociano, e si ignorano. Con in comune il solo terreno che calpestano e l’aria velenosa che respirano.

Qualcuno si distingue nella folla, la maggior parte passa inosservata.

Il Duomo intanto è lì, talmente imponente da far paura. Talmente splendido da frastornare. Talmente suggestivo che è meglio ignorarlo, per non sentirsi troppo piccoli e insignificanti.

THE END OF THIS WORLD

Posted in Passioni on gennaio 18, 2010 by Gabriele

Eccheccacchio. Anch’io voglio annunciare la fine del mondo. Lo fanno tutti.

Prima di tutto ci sono i segnali. E’ evidente che il mondo stia andando a puttane, e non spreco fiato a elencare le nefandezze che accadono ogni giorno, dando a Dio, qualsiasi Esso sia, centinaia di buoni motivi per annientare tutto.

Ecco quindi la mia versione di come andranno le cose il Sabato in cui finirà il mondo.

Prima di tutto, senza una sola buona ragione, per un’intera settimana, dalla Domenica al Sabato, non morirà nessuno. Quindi, circa un milione di persone (dato che nel mondo ne muoiono un 150.000 al giorno) saranno contente di aver salvato la pellaccia. Certo non sapranno, come del resto non lo sanno i 200.000 che vedranno la luce ogni giorno di quella settimana, che la loro ora sarà rimandata solo di poco. Pare, comunque, che la fine collettiva, per la logica del mal comune mezzo gaudio, riduca lo stress causato da una morte violenta e prematura.

Arrivati al Sabato sera, quando metà della popolazione mondiale si starà preparando per andare a ballare (l’altra metà, a causa del fuso orario, subirà la fine del mondo 12 ore prima), inizierà la fine.

Adesso non so di preciso come andranno le cose. Ma non penso che ci saranno catastrofi naturali. Secondo me è più probabile che le persone cominceranno a cadere per terra, e non si rialzeranno più. Tipo che uno sta camminando e zzzac, sull’asfalto, stecchito. In effetti quello che prevedo, adesso che ci penso meglio, non è una vera e propria fine del mondo. Ma più una fine del genere umano. Anzi, per la precisione, la fine della cosiddetta civiltà umana. Nel senso che, oltre alle persone, cesseranno di esistere tutte le cose prodotte dall’uomo. Cadranno i palazzi (e non a causa dell’abusivismo edilizio). Si fermeranno le macchine (non per le targhe alterne, né per l’ecopass). Si spegneranno le luci e i pc (sto già stampando su ottone tutti i post del mio blog, così, per i posteri). Non partiranno gli aerei (cioè, anche adesso non partono, ma quel giorno ancora meno). E, infine, non si giocherà nessun anticipo della Serie A.

Il tutto durerà poche ore, in modo che nessuno si illuda di essere sopravvissuto.

E la terra rimarrà popolata solo dalla flora e dalla fauna, che poco a poco si riapproprieranno di tutto, terra e acqua. Riprenderanno la loro evoluzione della specie (senza che nessun Darwin possa scriverci un Sull’origine delle specie per mezzo della selezione naturale o la preservazione delle razze favorite nella lotta per la vita), e risponderanno tutti a un’unica, sola, suprema autorità. Io. Già, perché, dimenticavo, io mi salverò. Beh, qualcuno dovrà pur tenere in ordine le cose. E sto valutando con attenzione se necessiterò di compagnia femminile.

Ah, dimenticavo. Ho detto che sarà un Sabato, ma non ho specificato la data.

Sabato 23/01/2010.

Ah, cazzo, è questo Sabato.

Chiedo scusa per non aver avvisato per tempo.

BROTHERS. L’EMOZIONE CHE NON SERVIRA’ A NIENTE.

Posted in Sfoghi Impietosi on gennaio 3, 2010 by Gabriele

Com’è stato difficile mandar giù il groppo in gola, mentre le tante scene drammatiche di Brothers si susseguivano senza tregua.

Tobey Maguire, Natalie Portman, Jake Gyllenhaal e la piccola Bailee Madison hanno fatto il proprio mestiere in maniera strepitosa, e il film entra di diritto nell’elenco di quelli che andrebbero mostrati nelle scuole. O ancora meglio ai volontari delle forze armate, prima di entrare nell’esercito di qualsiasi paese.

E con queste quattro righe ho sistemato il discorso film.

Ma non è questo il punto.

Il punto è quella rabbia che ho dentro. La rabbia che, all’una e mezza di notte, mi costringe a prendere penna e Moleskine, e a mettermi a scrivere, anziché godermi il meritato riposo dopo una dura prima giornata di saldi.

La causa della mia rabbia sono due semplici, precise parole: orgoglio e patria. Due parole che, se pronunciate insieme, una in fila all’altra, mi mettono i brividi. Due parole pesanti come una bugia raccontata a un bambino. Una bugia a cui ancora una quantità assurda di gente crede.

Orgoglio. E patria.

Una bugia che ci fa perdere ore davanti ai dibattiti politici, davanti ai telegiornali e alle prime pagine dei quotidiani. Una bugia che è la base dell’intolleranza, dalla più bassa e insignificante (come può essere la rivalità con le confinanti Francia e Svizzera) fino all’odio razziale per interi continenti. Una bugia che fino a pochi anni fa ha rubato dodici mesi di vita ai diciottenni. E che ancora oggi fa prendere in mano un fucile e dire voglio difendere il mio paese.

Ma quale fottuto orgoglio?

Ma quale maledetta patria?

Quale dovrebbe essere il nostro orgoglio? Avere belle località turistiche? Bei paesaggi? Bei monumenti? L’aver dato i natali ad artisti famosi? A sportivi vincenti? Ditemelo. Perché io voglio davvero sapere il motivo per cui dovrei essere orgoglioso della mia (o di qualsiasi altra) patria. Vorrei sapere cosa mi da la mia patria. E vorrei sapere cosa mi da la mia patria in proporzione a quello che io do a lei. In proporzione alle tasse che pago. In proporzione alle inculate che sopporto. Forse una giustizia equa? Forse una sanità gratuita e affidabile. Forse dei governanti giusti?

Dovrei alzarmi in piedi, con la mano sul cuore?

Dovrei difendere la patria a costo della vita?

In verità sarei più disposto a una rissa in un bar per la mia squadra di calcio, che ad alzare un solo dito per la mia patria.

E se davvero nessun orgoglio per nessuna patria significasse nessun soldato? Allora chi avrebbe ragione?

Fanculo l’orgoglio.

Fanculo la patria.

Sono due parole che non significano niente.

NIENTE.

THE BEST MUSIC OF 2009 – MY CHART

Posted in Passioni on dicembre 29, 2009 by Gabriele

Perhaps my Top 5 Album of 2009, published last August, was ahead with the times. Or maybe, after I published it, too many goods albums, really goods, came out.

After four months, and when there is no time for new entry, I’m back for some adjustments.

But now five positions are few for me. So my Top 5 was a little upset, and became a Top 7.

Here my new Magnificent 7 albums of 2009.

1) No Line On The Horizon – U2

2) Battle For The Sun – Placebo

3) The Resistance – Muse

4) Cosmic Egg – Wolfmother

5) To Lose My Life – White Lies

6) Journal For Plague Lovers – Manic Street Preachers

7) Octahedron – The Mars Volta

LET IT SNOW

Posted in Passioni on dicembre 20, 2009 by Gabriele

Amo le intemperie, ma questo lo si era potuto capire già da più di un post lasciato su questo blog. E sebbene la pioggia rimanga la mia preferita a causa dell’effetto benefico che ha sul mio umore (una specie di meteoropatia al contrario, forse), anche la neve mi da grande soddisfazione.

Soprattutto se si palesa in grande quantità e prolungata durata.

Mi rilassa vederla cadere, silenziosa anche se fitta e insistente. Mi stupisce vederla accumularsi, indifferente e implacabile. Mi affascina il suo illuminare la notte, arrotondare il paesaggio, attutire il rumore, coprire le brutture architettoniche, riempire i vuoti.

Ma, soprattutto, mi diverte la sua capacità di far regredire il mondo civilizzato di una decade per ogni centimetro che ne cade. Gli spostamenti ritornano alla velocità del passo d’uomo. Per liberare i passaggi è necessario il lavoro manuale. Le aziende rimangono senza personale.

Soprattutto, la neve, coinvolge tutti allo stesso modo, con sorprendente equità. Dal primo dei dirigenti all’ultimo degli operai, tutti bloccati in coda, a imprecare per due ore sprecate in auto, quando invece si poteva essere a casa, sul divano, davanti a un sano programma tv (!?!)

1.300 PAGINE DI “INFINITE JEST”: MISSIONE COMPIUTA

Posted in Passioni on dicembre 13, 2009 by Gabriele

Ammetto di non aver conosciuto David Foster Wallace fino al Settembre 2008, quando ho saputo del suo suicidio.

Ovviamente uno scrittore affermato che si impicca all’età di quarantasei anni non mi ha lasciato indifferente.

E così ho scoperto che David Foster Fallace aveva scritto un romanzo che tratta in maniera sorprendente argomenti come la dipendenza (da droghe, alcool, farmaci, intrattenimenti televisivi), i programmi di recupero (degli alcolisti anonimi e dei narcotici anonimi), l’abuso di minori, l’agonismo esasperato e l’alienazione causata dalla tv, mettendo insieme un capolavoro. Intitolato Infinite Jest . E dire che è un capolavoro non è un esagerazione.

DFW ha pubblicato Infinite Jest nel 1996, ambientandolo in un ipotetico futuro. Più precisamente i fatti avvengono nel mese di Novembre dell’Anno del Pannolone per Adulti Depend (l’APAD) che, fatti due conti aiutandosi con i riferimenti temporali presenti nel libro, dovrebbe corrispondere giusto al Novembre 2009. Periodo durante il quale mi trovavo, senza volerlo/saperlo, nel pieno della lettura delle quasi milletrecento pagine in corpo otto, più del doppio se fosse stato stampato nel formato di un libro normale.

Ma Infinite Jest un libro normale non lo è.

A prescindere dalla sua mole, che per il solo peso specifico deve aver convinto parecchi lettori a lasciar perdere, è la quantità di personaggi (complessi, contraddittori, umani) e di temi trattati, l’ironia, la spietatezza e l’intelligenza con cui D.F. Wallace ne scrive, che fanno di Infinite Jest un libro speciale. Un libro a cui ci si finisce per affezionare, dato che lo si porta dietro, per forza di cose, per settimane e settimane.

Anche se, a dirla tutta, la quantità di situazioni, episodi e personaggi, e la loro distribuzione in tutto quello spazio fisico, impediscono di afferrare tutti gli incastri e i collegamenti alla prima lettura. E così è fisiologico perdersi qualcosa. Ma quando si entra nel mondo di Infinite Jest non si accetta di perdersi niente.

E io, sinceramente, una volta finito, avrei voluto ricominciarlo.