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TREVI: 50 ANNI DI LIFTING (AGLI ALTRI)

Pubblicato su Passioni il Giugno 1, 2008 da Gabriele

Non scrivo questo post per ingraziarmi qualcuno: non sono il tipo e, in realtà, non ne ho nemmeno bisogno. In ogni caso nessuno della “famiglia”, probabilmente, leggerà mai quanto segue, quindi vado liberamente, cercando di trasmettere le emozioni provate.

31 Maggio 2008 - Carisport Cesena - Festa per il 50° anniversario Trevi S.p.A.

Dalla quantità di macchine nel parcheggio, dall’accesso suddiviso per iniziali del cognome, dalla profusione di sorrisi elargiti da una moltitudine di hostess con i loro elenchi alfabetici, dalla presenza di autorità quali il sindaco e il Vescovo di Cesena, è subito evidente che la festa organizzata dalla Trevi per festeggiare il suo 50° anniversario è una cosa in grande. In grandissimo.

Decine di strette di mano, abbracci, presentazioni con colleghi provenienti da tutta Italia (e non solo) prima di arrivare ad accomodarsi all’interno del palazzetto, che ospita la “parte istituzionale” della festa. Si pensava a qualcosa di noioso. Ma ci si sbagliava, perché già il primo filmato trasmette emozioni: scorrono le immagini (un mix di foto, video e ricostruzioni grafiche, con musica da pelle d’oca in sottofondo) dei lavori più importanti che hanno impegnato Trevi in questi anni. Roba tipo le fondazioni della Biblioteca Alexandrina (Egitto), il “raddrizzamento” della Torre di Pisa, il reatauro dei Budda di Bamiyan (quelli missilati in Afghanistan), l’area dove sorgerà il nuovo World Trade Center (New York), il Vasco da Gama Bridge (Lisbona), e poi le dighe, le miniere, i parcheggi sotterranei automatizzati. In giro per cinque continenti. Da togliere il fiato. Opere che hanno cambiato faccia al pianeta. Opere che solo menti umane eccellenti possono anche solo aver immaginato possibili. Ed è qui, che sta la differenza. Il Cavaliere Davide Trevisani, cinquant’anni fa, ha pensato che sì, poteva. E allora ha iniziato. E da un’impresa di due operai ha creato un impero che oggi conta 5.000 persone sparse per il mondo.

La serata è proseguita con una cena per circa duemila persone, seguita da uno spettacolo acrobatico, dal taglio della torta e dagli immancabili fuochi d’artificio.

E, uscendo, il pensiero predominante è stato: sono contento, nel mio piccolo, di far parte di tutto questo.

U2 3D

Pubblicato su Passioni il Maggio 1, 2008 da Gabriele

Scrivo questo post con con il sottofondo di Gloria, dal live “Under a blood red sky” del 1983, canzone che (ecchissenefrega) mi ha fatto innamorare, adolescenze perdute fa, degli U2.
Il fatto è che ieri sera, al Multiplex Arcadia di Melzo, ho presenziato all’evento “U2-3D” (per chi non lo sapesse è la ripresa con una nuova tecnica tridimensionale dei live degli U2 in Sud-America, durante il Vertigo Tour 2005) e, dico, cazzo…
Per chi ama la musica, e una band in particolare, il live è il momento top, l’orgasmo musicale. Ho assistito dal vivo a tre concerti degli U2, e ognuno è stato meglio del precedente. Esperienze, giuro, per cui è valsa la pena vivere.
Eppure quello che ho visto ieri sera…
I miei begli (cioè) occhialini 3D, necessari per godere dello spettacolo, mi hanno permesso di partecipare a un concerto degli U2 contemporaneamente nei panni di: pubblico urlante (da quelli lontani cento metri a quelli sotto il palco), addetto alla security nervoso, formica a passeggio on stage, rondine in volo di lì per caso, asta del microfono, lampadina colorata, nonché di ogni singolo componente del gruppo.
Ho potuto guardare il viso dei fan in delirio come lo vedono i musicisti dal palco. Essere talmente vicino alla band da sfiorare le dita di The Edge sulla tastiera della chitarra e del pianoforte, non-vedere le bacchette frullate nell’aria da Larry Mullen Jr., esaminare le finiture dei vestiti di Adam Clayton mentre ciondolava con il suo basso, guardare Bono dritto negli occhi, proprio mentre si fregava via le lacrime durante “Sometimes you can’t make it on your own”. Durante “One”, poi, a un palmo dalle sue corde vocali tese come una vergine la prima notte di nozze, mi si è rizzata sulle braccia una pelle d’oca da pungere i miei vicini di poltrona.
Un’ora e mezza. Quindici canzoni. Infiniti punti di vista. Audio come uno schiaffo.
Quando è finito non si è alzato nessuno. Forse speravamo ricominciasse.
Esperienza sensazionale.
Roba da U2.

(INGIUSTAMENTE) COMMOSSO

Pubblicato su Passioni il Aprile 13, 2008 da Gabriele

Si può tifare perché un narcotrafficante, uno dei più grandi (e quindi deplorevoli) della storia la passi liscia? Si può rimanerci male (ma tanto, quasi da farsi venire il magone) quando viene arrestato e rinchiuso in carcere a vita?

Mi pongo queste domande dopo aver ri-visto “Blow”, film del 2001 interpretato alla grandissima (come sempre) da Johnny Depp e da un ottimo (come spesso) Ray Liotta.

La storia (vera) è quella di George Jung che, negli anni ‘70-’80, dopo un’adolescenza difficile, inizia a spacciare marijuana. I suoi traffici in breve tempo diventano roba grossa e viene beccato con trecento chili d’erba. E’ latitante, e finisce in carcere perché sua madre, quando lui torna a casa a trovare lei e il padre, chiama la polizia. In carcere (circa due anni), anziché redimersi, conosce un tale che lo “inizia” al mercato della cocaina, e lo mette in contatto niente-di-meno-che con Pablo Escobar (forse il più famoso narcotrafficante di sempre: un paio d’anni fa andavano di moda magliette con il suo nome stampato…). A questo punto fa davvero soldi a palate. Varie circostanze lo inducono a troncare i suoi traffici, ma perde tutti i soldi guadagnati in anni di onesta attività criminale, è di nuovo latitante e la moglie, dopo un furioso litigio, lo fa arrestare. Si spara altri tre anni di carcere e quando esce, per ricominciare una nuova vita, non trova di meglio da fare che ricontattare i vecchi “amici” per un’ultima spedizione, quella che gli permetterebbe di mettere da parte abbastanza per andare a vivere in California con la figlia. Sembra andare tutto bene, ma…

Ma il mio scopo non era quello di raccontare la trama, bensì di capire cosa passi nella testa dello spettatore di un film (io, nella fattispecie) quando, anche di fronte alle peggiori carogne di questa terra, si possa essere dispiaciuti per le loro (giuste, e che cazzo) disavventure. Cosa faccia sì che si speri in un lieto fine con un criminale che riesca a realizzare il suo sogno di mettere da parte sufficiente denaro per vivere agiatemente senza dover mai lavorare.

Forse perché il povero George viene tradito prima da sua madre, poi da sua moglie e infine dai suoi amici, ovvero da tutte le persone che avrebbero dovuto amarlo? O perché si dedica al crimine per non fare la fine dei suoi genitori (la madre che rimprovera il padre perché non guadagna abbastanza da farla vivere come vorrebbe), ma poi, inevitabilmente, succede la stessa cosa a lui e sua moglie? O forse perché è solo un uomo con un sogno (sbagliato, ok, ma sempre un sogno) che non riesce a realizzarlo per tanto così?

Non so. Il fatto è che se fosse stato un soggetto inventato, avrei semplicemente creduto in un ottimo lavoro dello sceneggiatore, il cui scopo, si sa, è farci immedesimare nel protagonista.

Ma si tratta di fatti realmente accaduti. Quindi è forse il caso di ammetere che, alla fine, il più grande e geniale sceneggiatore, resta sempre Lui.

IDOLI

Pubblicato su Passioni il Marzo 26, 2008 da Gabriele

Quando vedo le immagini di certi miti, al tempo in cui hanno creato delle opere d’arte (irripetibili), mi chiedo se, in quel momento, ne fossero consapevoli. Se fossero coscienti di poter entrare nella storia. Di diventare il riferimento di migliaia, milioni di persone; di essere amati, idolatrati. O se fossero completamente ignari. Se le loro opere sarebbero potute passare inosservate e, solo per una serie di fortuite coincidenze, siano invece arrivare alle masse.
O se forse è solo il tempo che decide tutto.

P.S. Chi sono i due della foto? ditemelo voi…

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CON AMMIRAZIONE

Pubblicato su Passioni il Marzo 23, 2008 da Gabriele

Voglio dedicare un post.

Non a una persona o a un fatto, né a una riflessione. Ma a un marchio d’abbigliamento.

Farò pubblicità gratuita, lo so, ma è necessario. E’ da tempo che ci sto pensando, e mi convinco sempre più che sia decisamente meritata.

La firma a cui mi riferisco è quella di A-Style.

Forse il nome buttato lì così vi dice poco? L’avete sentita ma non ricordate dove/come? Eppure il 99% delle persone che hanno un paio d’occhi a disposizione avrà visto chissà quante volte un rettangolo con sfondo giallo e una A con due pallini sulla sinistra.

E penso tutti, anche i meno maliziosi, avranno ben notato che è la rappresentaizone stilizzata di una posizione sessuale, neanche tanto canonica.

Io lo trovo fantastico. Più che geniale.

Credo che l’ideatore di quel marchio andrebbe premiato con qualcosa di grande. Il Nobel, non so, qualcosa del genere.

Ma ci avete mai riflettuto un attimo? Un disegno del genere ovunque! Sui giornali, sui muri, addosso alla gente, sulle piste del Motomondiale, nelle pubblicità in TV a qualsiasi ora del giorno e della notte. Senza nessuna censura, e impossibile da censurare (perché farlo, in fondo? E’ solo una lettera con due pallini! E se qualcuno ci vede qualcosa di diverso è lui che è malizioso, no?)

La perfetta rappresentazione della cultura occidentale.

Uno sberleffo ai benpensanti.

Una presa in giro universale.

Un pesce d’aprile 365 giorni l’anno.

Non posso fare altro che inchinarmi di fronte a tanta intelligenza.

SCRUBS - RIDERE DEL MORIRE

Pubblicato su Passioni il Marzo 18, 2008 da Gabriele

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C’è un telefilm.

Ci sono dei ragazzi che si trovano ogni giorno a confrontarsi, per scelta, con la morte. Ci sono personaggi la cui caratterizzazione sta al di fuori di ogni stereotipo. Ci sono il sarcasmo, il ciniscmo e l’ironia che i protagonisti riescono a sfoderare di fronte a ogni ostacolo del destino. Non ci sono gli happy-ending (come non ci sono nella vita reale). E c’è una lezione morale, mai banale, impartita alla fine di ogni episodio.

E’ per questi motivi che questo telefilm è davvero superiore a ogni altro in programmazione negli ultimi decenni. Provate (su MTV e Fox), e scoprirete come può essere emozionante spaccarsi dal ridere e, dopo tre secondi, avere il groppo in gola e gli occhi lucidi.

SYMPATHY FOR THE RAIN

Pubblicato su Passioni il Marzo 10, 2008 da Gabriele

Piove forte.

Pesanti gocce precipitano ora dritte ora di traverso; nelle pozzanghere cerchi d’acqua durano una frazione di secondo. Le auto sfrecciano, incuranti del profumato asfalto, sollevando spruzzi alti come onde.

Le sporgenze dei tetti forniscono insufficienti ripari ai passanti colti di sopresa; altri, ingenui, cercano protezione sotto minuscoli ombrelli pieghevoli, scossi dal vento.

Amo la pioggia.

E la pioggia mi soddisfa più di quanto non faccia il sole con quelli che dicono di amarlo. Loro si lamentano dello scottare dei raggi estivi, io non reclamo mai per quanto siano bagnate le gocce.

Un ticchettio batte sul tettuccio della mia macchina armonico come note di pianoforte mentre, sul vetro, un velo d’acqua nasconde alla vista un mondo miserabile, sporco e finito, che solo la pioggia può redimere.

Maltempo non significa nulla.

Nulla.

TIRA LA BOMBA

Pubblicato su Passioni il Marzo 6, 2008 da Gabriele

Da pochi minuti la Medi H-Art conduce sul Riozzo per 2-1.
La partita si innervosice e i falli si inaspriscono. Fioccano i cartellini gialli. Anche un rosso. Cla viene richiamato dal direttore di gara. La tensione è palpabile.
Il mister dei padroni di casa fa scaldare Spadino.
Minuto 31 del secondo tempo: Spadino entra in campo.
Punizione dalla sinistra, distanza siderale. Antoz prova un’improbabile conclusione verso la porta del Riozzo che, prevedibilmente, va a sbattere sulla barriera. La palla s’impenna e perviene nella zona dell’area presidiata da Spadino che, senza pensarci, scaglia un potente sinistro che si va a infilare nel “sette”, spolverando le ragnatele dall’incrocio.
Il pubblico si alza in piedi.
Minuto 34 del secondo tempo: Spadino riceve una manata che gli provoca una copiosa uscita di sangue dal naso, costringendolo a uscire.
La partita di Spadino sta tutti in tre numeri:
- minuti giocati: 3
- palle toccate: 1
- gol realizzati: 1
Prestazione che rimarrà nella storia.
I presenti in tribuna avranno di che raccontare ai propri nipoti.

LIVE IN PARIS - 1987

Pubblicato su Passioni il Febbraio 24, 2008 da Gabriele

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Bono guarda verso il pubblico, con l’aria di chi sa di aver fatto qualcosa di grande, grandioso.
Corre fino ai limiti del palco e canta piegato in due, apoggiato al ginocchio. Di colpo si raddrizza, detta il tempo alle centinaia, migliaia, milioni di persone che ha davanti, che alzano le braccia e cantano con lui.
La musica cresce, parte il riff e Bono si lascia andare sul palco, rivolgendo lo sguardo verso The Edge, che maltratta la chitarra sbattendola su e giù e frustandola con il plettro.
Bono sorride, ed è un sorriso carico di ammirazione. Per l’amico, per la band, per se stesso.
Sono grandi, grandissimi, e lui lo sa.
Ed è lì per provarlo.

ADESSO RIALZATI! HO DETTO RIALZATI!

Pubblicato su Passioni il Febbraio 14, 2008 da Gabriele

Non so da dove cominciare per esprimere quello che provo.
Le sensazioni sono tante e differenti. Ed è difficile capire quale far prevalere. Forse la pena? O la rassegnazione? La rabbia? O magari, perché no, l’indifferenza.
Ieri sera ero allo stadio (come quasi sempre quando giochiamo in casa) e ho assistito a quella che è stata, probabilmente, l’ultima apparizione in un campo da calcio di Ronaldo, il Fenomeno.
Ma prima di raccontare quello che è accaduto devo, per una questione di coerenza, ammetere due o tre cose.
Io, Ronaldo, lo “odiavo”. Lo “odiavo”, da tifiso, (non sportivo, tifoso), come “odio” gran parte dei giocatori avversari, in particolare se vestono maglie rigate in un certo modo. Confesso di averlo insultato spesso, allo stadio e non, con cori creati apposta per lui. Confesso anche di averlo deriso quando, il 5 Maggio 2002 (data che a molti non dirà niente, ma per tre squadre e tre tifoserie è storica), uscì dal campo piangendo per uno scudetto perso quando sembrava già cucito al petto.
Una volta, però, avevo già provato un sentimento “positivo” nei suoi confronti; è stato quando, al rientro da un grave infortunio, il suo ginocchio (il destro) cedette durante la corsa e lui, come ieri sera, stramazzò (è la definizione più corretta, credetemi) a terra, piangendo come un cane investito da un’auto (ho assistito a entrambi gli eventi, e vi assicuro che la metafora regge).
Qualcosa è cambiato solo un paio di estati fa, quando sono stato tradito. Sono stato tradito da un altro fenomeno, Shevchenko. Dopo sette anni di idolatria da parte di noi in curva lui se n’è andato così, senza motivo (denaro, certo, ma quello…). Poi, addirittura, cosa che se mi fosse stata predetta ne avrei riso a crepapelle, mi sono ritrovato a cantare “il Fenomeno-è tornato qua-non avrà pietà-e vi punirà”.
Ma il calcio, anzi il tifo, è anche questo.
E, adesso, il dramma si è riproposto. Ronaldo, il fenomeno, senza che nessuno lo toccasse, è crollato a terra, l’altro ginocchio (nemmeno lo stesso!) l’ha lasciato in balia della forza di gravità. E adesso, io, non so se provar pena, rassegnazione, rabbia, o magari tentare l’indifferenza. Come per un amore durato poco, quasi mai decollato, e che, forse, sarebbe stato meglio se non fosse mai iniziato.
Nel mondo le disgrazie sono davvero altre, questo è pacifico.
Lui è straricco e, anche se smettesse oggi stesso di guadagnare, potrebbe vivere tranquillamente almeno una decina di vite nel lusso.
Ma come restare indifferenti, quando un atleta, in un istante, perde tutto?
Perché, da ieri sera, Ronaldo, non sarà più considerato quello che è stato per almeno dieci anni nel mondo: il simbolo del bel gioco del calcio.