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SOGNO DI UNA NOTTE - ROCK - DI MEZZA ESTATE

Pubblicato su Sfoghi Impietosi il Luglio 5, 2008 da Gabriele

Dark, Metallari, Rocker, Emo, Punk, Rasta, Freak: era questa la gente che, ormai da parecchie estati, popolava le splendidamente cupe notti dell’Aquatica.

In verità ci capitava anche qualche gruppo di sbadatoni, che sbagliava locale e si ritrovava investito da una bolgia di ruvidi decibel, anziché da ritmi cubani e percussioni sudamericane. Tanto da rendere necessaria l’esposizione di un cartello, alla cassa, che precisava “qui NO latino americano”.

Il parco acquatico milanese, infatti, dopo i caldi pomeriggi passati a fare da bollente piscina chiassosa, si travestiva in fresca location notturna, investita dal sacro fuoco del rock’ n’ roll.

Fino alla scorsa estate…

Già, perché adesso, l’Acquatica, è entrata a far parte del “gruppo” Gardaland e, d’ora in poi, dovrà rispettare il coprifuoco delle 18.00, lasciare negli armadi a impolverarsi gli abiti scuri e darsi un tono perbenista.

Basta gente vestita in pelle, metallo, magliette di gruppi rock e jeans strappati.

Basta creste di venti centimetri e dreadlock di quaranta.

Basta ragazze perfettine nei loro microabiti, che all’improvviso si scatenano in pista appena partono le prime note di Paradise City.

Basta bagni notturni con quindici gradi fuori dall’acqua.

E basta anche coppie amoreggianti sdraiate sul prato o avvinghiate in piedi, nascoste dietro un tronco.

Dove andremo adesso, tutti noi, che lì ci sentivamo un po’ come a casa? Come a un party organizzato fra amici nel nostro giardino? Dove andremo noi, che lì ci sentivamo al nostro posto?

Non lo so…

So solo che quel suolo, ormai sconsacrato, non sarà più calcato da bella gente (forse un po’ fuori…), ma solo da centinaia di bambini vocianti, con le loro merendine confezionate e il moccio al naso.

Speriamo che almeno, loro, si divertano (piccoli bastardi).

L’ALTERNATIVO

Pubblicato su Sfoghi Impietosi il Aprile 9, 2008 da Gabriele

Da qualche tempo, forse purtroppo, il rock, sia come genere musicale che come stile d’abbigliamento, è tornato di moda.

Non vi nascondo che vedere la De Filippi coi jeans strappati e la Pausini in versione dark (neanche fosse Cristina Scabbia), mi sconvolge non poco.

Per non parlare della profusione di borchie addosso a insospettabili fighetti che affollano le vie del centro.

Il merito di questo ritorno (taroccato) è sicuramente da attribuirsi alle tv musicali che trasmettono in heavy rotation video di artisti (…) che, infilata una maglietta nera e imbracciata una chitarra - che raramente sanno suonare -, senza essere stati davvero investiti dal sacro fuoco del rock ‘n roll, si fregiano del titolo di rockstar per il solo merito di alzare un po’ la voce e dimenarsi durante i ritornelli.

E visto che proprio in questo momento sto ascoltando gli Afterhours, ecco un bel testo scritto da loro nel ’97, ma che pare ancora molto attuale

Il titolo dice già molto (trovate il video qui http://it.youtube.com/watch?v=L_amMbwtXAI).

“Sui giovani d’oggi ci scatarro su” – da “Hai paura del buio?” – Afterhours – 1997

calzino bianco va
commuove l’onestà
trovato tecnologico votato martire
cambia la permanente in dreadlocks
che ti cambia il cuore
giocati l’anfibietto in tinta
ti fa far l’amore

ridai i soldi al tuo papà
ridai i soldi al tuo papà
sui giovani d’oggi ci scatarro su
sui giovani d’oggi ci scatarro
sui giovani d’oggi ci scatarro su
sui giovani d’oggi ci scatarro

come pararsi il culo
e la coscienza è un vero sballo
sabato in barca a vela
lunedì al leonkavallo

l’alternativo è il tuo papà
l’alternativo è il tuo papà
sui giovani d’oggi ci scatarro su
sui giovani d’oggi ci scatarro
sui giovani d’oggi ci scatarro su
sui giovani d’oggi ci scatarro

come pararsi il culo
e la coscienza è un vero sballo
sabato in barca a vela
lunedì al leonkavallo

l’alternativo è il tuo papà
l’alternativo è il tuo papà
sui giovani d’oggi ci scatarro su
sui giovani d’oggi ci scatarro
sui giovani d’oggi ci scatarro su
sui giovani d’oggi ci scatarro

CI AVETE MESSO AL MONDO, ADESSO INSEGNATECI A VIVERE

Pubblicato su Sfoghi Impietosi il Marzo 1, 2008 da Gabriele

Ho degli amici.

Ragazzi e ragazze, più o meno della mia età.
In estate vivono nei parchi, in inverno nei sotteranei dove passano le fogne della città.

Loro non si drogano. Non perché non vogliano, ma perché non hanno soldi per comprare droga. Ma ne hanno bisogno, e non per un uso ricreativo, ma per farsi passare la fame e, soprattutto, per non pensare. Allora sniffano vernici, colle e prodotti poco costosi contenenti solventi tossici. Uno di loro li ingerisce, addirittura. Forse adesso è già morto.

Le loro famiglie erano, adesso non sono più.

Non so se non lavorano perché non vogliono e perché davvero non riescono. Non so perché vivono così. Ma so che rifiutano aiuto.

Non è vero niente, non sono miei amici.

Vivono a Bucarest, e non li conosco nemmeno. Ma li ho visti. Li ho visti e non posso togliermeli dalla testa. Non posso togliermeli dalla testa. Non posso. Vivono in mezzo ai propri escrementi, agli scarafaggi e ai topi. Anzi, topi non ce n’erano. Forse i topi hanno troppo schifo per vivere in condizioni del genere.

Non posso dimenticarmeli.

Vogliono un futuro, ma non l’avranno mai. Hanno il modesto sogno di una casa e di una famiglia. Di poter sposare la loro ragazza o il loro ragazzo. Di poter vivere e mangiare e dormire e scopare in un posto che non sia allucinante.

Credono che Dio voglia loro bene, e che farà loro la grazia, una bella mattina, di non farli svegliare più.

Non posso immaginare che ci si possa destare tutti i giorni (tuttiigiorni tuttiigiorni tuttiigiorni) uscendo dal proprio mondo di sogni umili per entrare in un incubo reale.

Un incubo.

Reale.

Pubblicato su Sfoghi Impietosi il Febbraio 27, 2008 da Gabriele

affogo1.jpg

A volte sarebbe meglio poter dormire.

Estraniarsi da tutto con della sana fottutissima musica a palla che esplode nei timpani e dormire così, per giorni, per poi svegliarsi alla fine dei problemi e come se nulla fosse successo.

O forse basterebbe confrontare le proprie difficoltà con quelle vere, quelle degli altri, per poi accorgersi che forse dovremmo stare zitti e ringraziare. Ringraziare sempre e di tutto, che è già abbastanza.

Ma il problema è l’inconscio. Perché non sarebbe neanche difficile, se non fosse che c’è quella cosa nello stomaco. Quello schifo che è lì, annidato come un ragno in un buco troppo stretto per infilarci un dito e farlo uscire una volta per tutte, troppo in profondità per snidarlo e schiacciarlo sotto le scarpe.

E poi sempre il solito, vecchio, irresolubile dubbio. Lottare? Pregare? Provare tutto? O niente? Aspettare che passi? Lasciarsi andare ad affogare in un bicchiere d’acqua?

A volte forse basterebbe avere qualcuno che ci ricordi cosa sono le vere difficoltà.

O almeno una chitarra da spaccare sul pavimento.

INSODDISFATTI E MAI RIMBORSATI

Pubblicato su Sfoghi Impietosi il Febbraio 23, 2008 da Gabriele

C’era una volta il Nuovo Mondo di Internet. Era una risorsa magnifica e potente. Una sorgente di informazioni praticamente illimitata.

Credo che chi l’ha inventata si senta un po’ come Dio il settimo giorno, quando vide che era cosa buona e giusta. Già, perché si trattava di un vero e proprio nuovo mondo, meglio dell’America scoperta alla fine del XV secolo e, a differenza dell’America, veramente una scoperta, perché non era già li pronta e facile facile da trovare.

Insieme ad Internet era nato un sogno: quello di un posto libero, dove ridurre le distanze (non solo quelle chilometriche, ma anche quelle di cultura, religione razza) veramente a zero. Dove avere il dono dell’ubiquità, potersi trovare in tanti posti nello stesso momento. Dove essere liberi dai vincoli dell’impossibilità di muoversi, di fare, di pensare e soprattutto di essere, liberamente. Quei vincoli spesso dati dalla propria immagine che, se non conforme agli standard dettati dalla società, in alcuni ambienti, non ci faceva contare nulla, nulla.

E poi la possibilità di avere tutto solo grazie alla condivisione con qualcun altro, alla simbiosi, di cui quel nuovo mondo aveva fatto la propria unica legge naturale.

Ma l’uomo, si sa, è di natura un parassita, pronto ad assorbire da qualsiasi cosa gli capiti sottomano tutta la vitalità di cui questa dispone, fino a ridurla in niente.

continua qui

V. ROSSI vs. NEGRAMARO (pubblicato su Rolling Stone di Marzo 2008)

Pubblicato su Sfoghi Impietosi il Febbraio 11, 2008 da Gabriele
Stoppo subito gli insulti che i fan del Blasco hanno pronti in gola da vomitarmi addosso: la V. non sta per Vasco, naturalmente (non oserei proporre tale confronto, seppure non sia un suo seguace), né, trattandosi di musica, per Valentino Rossi.
Ma per Valeria Rossi.
Già, proprio lei, la mitica Valeria Rossi che tutti ricordano perché, qualche anno fa, cantava “dammi tre parole, sole, cuore, amore“.
E giù tutti a canticchiare il ritornello perfetto insieme a lei (mentre noi, amanti della musica, giù a parolacce a lei e a chi comprava i suoi dischi).
E adesso spiego cosa c’entrano i Negramaro con la suddetta usignola.
Un singolo e un album promettenti, qualche tempo fa, hanno proiettato i Negramaro nello spazio dell’heavy-rotation radiofonica portandoli, ben presto, in testa alle classifiche di vendite, di programmazione e, dal mio punto di vista, di rottura di palle. E’ innegabile però che siano diventate delle vere stelle della musica italiana (non che questo sia un gran vanto, comunque), tant’é che conqualcuno ha scomodato addirittura un ardito paragone coi Muse.
Intanto io ero appostato con il mio fucile di precisione.
Ed ecco che, un bel giorno, accendo la radio, e cosa sento?
Sento: “Parlami d’amore, se quando nasce un fiore, mi troverai senza parole amore“.
Lo so, non ci si crede, eppure vi giuro che le parole sono proprio queste, le ho sentite con le mie orecchie!
Però qui qualcosa non quadra più, o forse quadra fin troppo bene.
Riepilogo un attimo per chiarirmi le idee:
  • Valeria Rossi propose: parole-sole-cuore-amore
  • i Negramaro rispondono: amore-fiore-parole-amore
Noto una cosa: i Negramaro non hanno nemmeno fatto lo sforzo di trovare una quarta parola che finisse con “ore” e hanno ripetuto amore.
Ma allora non ho scelta: sono obbligato a decretare vincitrice del confronto Valeria Rossi!!!
n.b. per essere “rock”, ragazzi, non basta tenere il volume delle chitarre un po’ più alto!

CAPODANNO, E ALLORA?

Pubblicato su Sfoghi Impietosi il Febbraio 7, 2008 da Gabriele

è da qualche giorno che tutti mi chiedono cosa farò la sera di capodanno e, quando rispondo “un cazzo”, gli sguardi si fanno di meraviglia, come quelli di un bambino che vede due cani che s’ingroppano, e gli occhi si spalancano talmente tanto che ho quasi l’istinto di mettergli sotto la mano, per paura che gli cadano fuori dai bulbi oculari.
“non è che mi interessi molto, il capodanno”, spiego. e allora le espressioni si fanno comprensive, compassionevoli, quasi avessi detto che non mi fotte più niente della vita e mi voglio buttare dalla finestra.
bene, allora, per farvi contenti, ecco il mio programma per il 31/12/2007, appena stilato:
- sveglia alle 07.00 e colazione a base di grappa corretta caffé;
- ricerca a mezzo cellulare/internet di conoscenti rimasti a casa;
- rapido stivaggio di vestiaro nel trolley;
- recupero dell’unico superstite trovato in agenda;
- ingresso in autostrada in direzione “montagna qualsiasi”;
- tappa alcolica in ogni autogrill sul percorso;
- arrivo in ridente località di montagna (non si sa né il nome, né la provincia, né la regione);
- salita a tremila metri con skilift dopo attesa di tre quarti d’ora;
- discesa scavezzacollo;
- aperitivo con sette campari-in-due in baita;
- pranzo leggero: polenta e cervo;
- ritorno dalla “montagna qualsiasi”;
- sonnellino pomeridiano fino alle 16.00
- sveglia e recupero amico superstite di prima;
- putan-tour con un paio di tappe (per evitare la beffa del “chi non tromba a capodanno… etc.)
- aperitivo con dodici campari-in-due;
- rientro a casa;
- lavaggio, taglio di materiale organico-corporeo superfluo (barba, unghie, peli-vari-ed-eventuali);
- cazzeggio in mutande in giro per il salotto;
- saluti via e/mail a tutta la rubrica (compresi i trenta/quaranta nomi che non ricordo nemmeno chi siano) con vanto per la magnifica giornata trascorsa e le goduriose ore a venire;
- pisolino;
- sciaquatina alle ascelle;
- vestizione;
- uscita di casa in grande stile;
- recupero amico superstite di prima;
- cena in un discoclub attrezzato (male) per il cenone;
- droga a bidoni;
- alcool a secchi;
- collasso momentaneo su divanetto nei pressi di tipa avvenente ma timida;
- droga a vagoni;
- alcool a cisterne;
- rientro a casa in perfetta forma per l’inizio di un nuovo anno.

così va bene?