Archivio per la Categoria Vita Vissuta

ATTENTO!

Pubblicato su Vita Vissuta il Maggio 8, 2008 da Gabriele

Attenzione: se all’improvviso la vostra vita vi sembra strana e se vi accorgete che qualcuna delle situazioni elencate qui sotto è ricorrente, fareste bene a preoccuparvi: probabilmente non siete delle persone reali ma solo dei personaggi di passaggio in un film.

- Se sei una ragazza carina sei appena stata lasciata da un ragazzo stronzo;
- Se sei una ragazza carina e sei appena stata lasciata da un ragazzo stronzo troverai la tua anima gemella incrociandola per strada o nel bar dove ti fermi a prendere un caffè;
- Quando scendi dalla macchina sei sempre di fretta non chiudi mai la portiera;
- Quando entri in casa non chiudi mai la porta;
- Quando entri in casa non accendi mai la luce (ATTENZIONE PARTICOLARE: sei protagonista di un film horror);
- Quando apri il frigorifero lo trovi vuoto, ad esclusione di un piattino bianco con un pezzo di pollo;
- I tuoi genitori sono spiritosissimi, e ogni giorno ti danno una lezione di vita;
- Hai sempre un fratello/sorella a cui non rivolgi più la parola da anni;
- Appena hai un piccolo problema entri in un bar e ordini un superalcolico (scotch, whiskey etc.) doppio;
- Se sei una donna fai la cameriera o la manager;

- Se sei un uomo fai il truffatore o comunque un lavoro che comporta l’abbigliamento “giacca e cravatta”;

- Se sei un poliziotto il tuo collega è sicuramente di colore e se ne sbatte della legge;
- Se sei un poliziotto uccidi chiunque ti abbia fatto anche il minimo sgarro;
- Se uccidi qualcuno che è in casa da solo nessuno si occuperà di cercare il colpevole;
- Se sei per le strade di New York assisti sicuramente ad una sparatoria o ad un inseguimento della polizia;
- Superi faticosamente la selezione all’ingresso delle discoteche e poi, all’interno, ti accorgi che sono popolate della gente più squallida e malfamata che hai mai visto;
- Se sei un ragazzo vai all’università frequentando i corsi più assurdi;
- Se sei un ragazzo e vai all’università non studi mai;
- Se sei un ragazzo e vai all’università non studi mai; quando il giorno prima di un importantissimo esame finalmente ti decidi, c’è sempre una persona o un evento che non ti permette di studiare;
- Se non superi l’esame per cui dovresti studiare perderai la borsa di studio e non avrai i soldi per continuare la scuola;
- Tutti i bambini che incroci sono svegli e spiritosi o grassocci e sfigati;

- Tutti intorno a te, ma proprio tutti, hanno i genitori divorziati, risposati e che vivono a centinaia di chilometri.

COSA SUCCEDE DOPO I 30 ANNI?

Pubblicato su Vita Vissuta il Febbraio 18, 2008 da Gabriele

Mi chiedo spesso se quando supererò i trent’anni cambierà qualcosa; se il mio costante essere improbabile, come insegna Wilde, prima o poi verrà meno e cederà il posto a della deludente sensatezza.

Qualcuno di voi sa la risposta?

Requisito essenziale per commentare questo post è il poter rispondere affermativamente a ognuna di queste domande:

- ti ricordi di quando ogni canale Fininvest (e non Mediaset) aveva il suo pupazzo mascotte: one, five, four (che originali i nomi…)
- ridevi alle battute sconce di drive in
- facevi battute sconce sul calippo
- ti ricordi di aver sentito in spiaggia “Vietato fumare” di Raul Casadei
- per chiamare gli amici dovevi citofonare, e non “fare uno squillo”
- hai vissuto l’evoluzione dei palloni nei campi degli oratori dal “Super Tele” al “Tango”, dall’ “Azteco” al pallone di cuoio
- passavi pomeriggi aspettando che il tiro di Holly arrivasse in quella cazzo di porta
- quando chiedevi un paio di Adidas o Nike tua madre ti comprava le Addas o le Mike
- ti ricordi che la pubblicità della Cedrata Tassoni era identica a quella di adesso (bruttissima, allora come oggi)
- quando aprivi il tuo armadio venivi sepolto da ua valanga di scatolette delle sorprese mulino bianco
- il ghiacciolo costava 200 lire
- sognavi, da grande, di guidare una Renault 5 Turbo
- tuo padre aveva una Fiat Ritmo
- il bollo del motorino (obbligatoriamente un “Ciao” PX) costava circa 7.000 lire
- comunque non hai mai fatto il bollo del motorino
- sai cos’è una sfitinzia
- hai pronunciato almeno una volta la frase “mi sparo un paninazzo giù nel gozzo”
- portavi il “mullet” già 15 anni fa
- ti si è lussata la mascella dallo stupore quando è uscito il “Sega Master System 2″ a 16 bit.

PANIC! AT THE HOTEL

Pubblicato su Vita Vissuta il Febbraio 7, 2008 da Gabriele

cazzo!
il mio solito albergo (ci alloggio quattro sere al mese da quasi un anno) è chiuso per ferie…
e io sono in trasferta…
cosa si fa?
si ripiega su altro hotel (non faccio nomi per evitare querele, visto quello che sto per dire) di categoria inferiore. ecco il mio resoconto in merito a questa sfortunata situazione:
la prima cosa che mi colpisce quando metto piede in camera è il pungente odore di fumo che impregna le pareti e il mobilio (ho percaso chiesto una camera fumatori?), ma solo il tempo necessario ad accorgermi che il termostato é spento (fuori la temperatura è di 1° C.).
avrei già una gran voglia di tornare giù, annullare la prenotazione e andare nell’albergo dall’altra parte della strada, o almeno di farmi cambiare camera.
poi, però, la stanchezza prende il sopravvento perché: dopo la sveglia alle 05.20 + trecento chilometri di viaggio + dieci ore di lavoro, avrei solo voglia di farmi una doccia e uscire a nutrirmi.
per di più rifletto sul fatto che il portiere che mi ha accolto al check-in ci ha messo dodici minuti cronometrati per fornirmi la password di accesso alla rete wi-fi (gratuita, e questo è l’unico privilegio di cui si può godere qui dentro), immaginiamoci quanto ci metterebbe a cambiarmi la camera.
così, sollevando a fatica un portachiavi in ottone da un chilo e ottanta, estraggo la chiave da una parte e la infilo dall’altra, chiudendomi bene dentro.
fortunatamente non ho mai vissuto l’esperienza di un tifone, ma credo che il rumore che emette il climatizzatore di questa camera (adesso che l’ho attivato con la ventola al minimo) vi si avvicini parecchio.
cerco di concentrarmi sulle priorità e riodino le quattro cose che ho in borsa e mi faccio una doccia.
sono già nudo e con lo shampoo nel palmo della mano, ed è solo questo il motivo che mi impedisce di correre via dopo aver visto quello che ho visto, che commetto l’errore di guardare da sotto il getto della doccia: la ruggine e il calcare hanno trasformato il soffione in un oggetto che non sfigurerebbe in un video dei prodigi né in un film di rob zombie.
abbasso la testa come un penitente, sigillo le labbra e mi butto sotto. fanculo
finito il tutto esco per cena. mi scordo di lasciare le chiavi alla reception (in effetti sentivo qualcosa pesarmi nel giubbotto, come se avessi in tasca un melone) e il portieri mi rincorre per strada rivendicando la consegna del maltolto.
dopo il ristorante ritorno mestamente in camera…
la puzza nauseante del fumo è ancora lì, come una nube tossica incazzata. con scarsa lungimiranza tento di soffocarla con il mio deodorante spray, ma a momenti mi soffoco da solo, e sono costretto a spalancare. non è tanto il freddo che entra, ma che quando scosto le tende per aprire la finestra scopro una striscia di muffa che accompagna tutto il davanzale… peccato che è passato natale, avrei potuto portarla a casa per il presepe di mia madre.
non tocco nient’altro, non respiro più, mi infilo gli auricolari e metto a palla. voglio estraniarmi e dimenticare… dopo questa, ci devo passare ancora una notte (e, giuro, sarà l’ultima).

RESOCONTO PER GLI AMICI - 25 DICEMBRE 2006, ORE 02.00 CIRCA.

Pubblicato su Vita Vissuta il Gennaio 12, 2007 da Gabriele

Premessa:
tengo a precisare che i fatti di seguito esposti non sono frutto della mia immaginazione, ma corrispondono alla realtà.
ho cercato, per dovere di cronaca, di essere il più preciso e distaccato possibile nell’esposizione.

Ritornando a casa dopo aver passato la vigilia di Natale con la morosa, decido di passare davanti al bar per vedere se sia rimasto in giro ancora qualche ubriacone dei miei amici.
E’ chiuso ma, con mio grande stupore vedo, lì davanti, il seguente tridente, nella seguente disposizione: G.R., seduto sul gradino della vetrina del bar, in apparente coma etilico, con la testa appoggiata allo stipite, lo sguardo assente e i jeans fatti sù fino alle ginocchia, nonostante la temperatura sia prossima allo zero; A.R., in condizioni medie, che si sorregge con la fronte appoggiata al muro del bar; D.R., evidentemente sovraeccitata, che saltella sulla strada come un lupetto/gatto selvatico.
Incuriosito da questa insolita e variegata comitiva, mi fermo a chiedere spiegazioni in merito. Mi viene riferito dall’unica in grado di parlare (D.R.), anche se in modo sconnesso, che il brindisi di Natale si è protratto un po’ oltre e che la maggioranza della compagnia si è ridotta in condizioni al limite della decenza. Vengo altresì informato che c’è in giro ancora anche S.B., che si è momentaneamente assentato per andare a prendere dell’acqua. Tale bevanda, a detta della stessa D.R., servirebbe a G.R. per riprendersi.
Io obietto che l’acqua non mi risulta essere un decongestionante, tanto meno in pieno inverno e all’aperto. Le mie osservazione vengono ignorate e S.B., che nel frattempo è arrivato con una bella bottiglietta da mezzo litro di Boario naturale fredda di frigorifero, la consegna G.R. Lui, senza farselo dire due volte, se la tracanna in un paio di sorsate e, come previsto e prevedibile, pochi millesimi di secondo più tardi, rigetta senza ritegno.
Mi piacerebbe far notare che l’avevo detto, ma preferisco lasciar perdere, anche perché, nel frattempo, dall’angolo di via Roma, vedo spuntare la coppia SB.-E.N. Fin qui niente di strano, sennonché i due stanno portando a mano una bicicletta. La cosa di persé non sarebbe poi tanto eccezionale, se non fosse per il loro impeccabile abbigliamento Natalizio e la temperatura prossima al sotto-zero. Ne chiedo conto, ma ottengo solo risposte vaghe e confuse, e preferisco allontanarmi alla svelta, appena in tempo per non vedere la E.N. che dà di stomaco, sorreggendosi al muro di fronte al bar.
Propongo allora di andarcene tutti a casa, ma noto che G.R., con scarsa lungimiranza, è uscito in macchina.
Memore io del suo tentativo (di poco fallito) di entrare nel giardino della famiglia B. passando attraverso il muro di cinta (impresa invece riuscita brillantemente a A.B. che l’anno prima penetrò nella recinzione in calcestruzzo di casa del Dr. B.), propongo al S.B. di guidare lui, nonché di parcheggiare nel box la macchina del G.R. stesso.
Non l’avessi mai fatto: alzare il G.R. da terra , oltre a rivelarsi impresa ardua, è risultato essere rischioso per l’incolumità dei miei indumenti, visto lo sporco tutto in torno.
Una volta arrivati poi davanti al cancello di casa sua, si è dovuto attendere un buon quarto d’ora, prima che riuscisse a trovare la chiave, nonché la coordinazione necessaria per compiere l’operazione di infilaggio nella serratura e del mezzo giro della chiave stessa in senso orario.
Si è poi riusciti a indirizzarlo nell’androne del condominio e lasciarlo al proprio destino, confidando che il fato gli concedesse di arrivare fino al secondo piano per, se non altro, addormentarsi sullo zerbino di casa sua.
Fatto ciò, quando ormai si erano fatte le 03.00 abbondantemente passate, con mio grande sollievo, sono potuto andare a casa.