PANIC! AT THE HOTEL

Pubblicato: 7 febbraio 2008 in Vita Vissuta

cazzo!
il mio solito albergo (ci alloggio quattro sere al mese da quasi un anno) è chiuso per ferie…
e io sono in trasferta…
cosa si fa?
si ripiega su altro hotel (non faccio nomi per evitare querele, visto quello che sto per dire) di categoria inferiore. ecco il mio resoconto in merito a questa sfortunata situazione:
la prima cosa che mi colpisce quando metto piede in camera è il pungente odore di fumo che impregna le pareti e il mobilio (ho percaso chiesto una camera fumatori?), ma solo il tempo necessario ad accorgermi che il termostato é spento (fuori la temperatura è di 1° C.).
avrei già una gran voglia di tornare giù, annullare la prenotazione e andare nell’albergo dall’altra parte della strada, o almeno di farmi cambiare camera.
poi, però, la stanchezza prende il sopravvento perché: dopo la sveglia alle 05.20 + trecento chilometri di viaggio + dieci ore di lavoro, avrei solo voglia di farmi una doccia e uscire a nutrirmi.
per di più rifletto sul fatto che il portiere che mi ha accolto al check-in ci ha messo dodici minuti cronometrati per fornirmi la password di accesso alla rete wi-fi (gratuita, e questo è l’unico privilegio di cui si può godere qui dentro), immaginiamoci quanto ci metterebbe a cambiarmi la camera.
così, sollevando a fatica un portachiavi in ottone da un chilo e ottanta, estraggo la chiave da una parte e la infilo dall’altra, chiudendomi bene dentro.
fortunatamente non ho mai vissuto l’esperienza di un tifone, ma credo che il rumore che emette il climatizzatore di questa camera (adesso che l’ho attivato con la ventola al minimo) vi si avvicini parecchio.
cerco di concentrarmi sulle priorità e riodino le quattro cose che ho in borsa e mi faccio una doccia.
sono già nudo e con lo shampoo nel palmo della mano, ed è solo questo il motivo che mi impedisce di correre via dopo aver visto quello che ho visto, che commetto l’errore di guardare da sotto il getto della doccia: la ruggine e il calcare hanno trasformato il soffione in un oggetto che non sfigurerebbe in un video dei prodigy né in un film di rob zombie.
abbasso la testa come un penitente, sigillo le labbra e mi butto sotto. fanculo
finito il tutto esco per cena. mi scordo di lasciare le chiavi alla reception (in effetti sentivo qualcosa pesarmi nel giubbotto, come se avessi in tasca un melone) e il portieri mi rincorre per strada rivendicando la consegna del maltolto.
dopo il ristorante ritorno mestamente in camera…
la puzza nauseante del fumo è ancora lì, come una nube tossica incazzata. con scarsa lungimiranza tento di soffocarla con il mio deodorante spray, ma a momenti mi soffoco da solo, e sono costretto a spalancare. non è tanto il freddo che entra, ma che quando scosto le tende per aprire la finestra scopro una striscia di muffa che accompagna tutto il davanzale… peccato che è passato natale, avrei potuto portarla a casa per il presepe di mia madre.
non tocco nient’altro, non respiro più, mi infilo gli auricolari e metto a palla. voglio estraniarmi e dimenticare… dopo questa, ci devo passare ancora una notte (e, giuro, sarà l’ultima).

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commenti
  1. kandy ha detto:

    io avrei chiesto un risarcimento materiale ma, soprattutto MORALE 😉
    mi dispiace molto x la disavventura ma io me la sto ridendo da sola come una scema!!

    p.s.: se dovessi per sfiga (maledetta) ritornarci, passa prima da me..ti lascio un bel mocio con tanto di kit del “perfetto casalingo”.
    il kit comprende: berretto, grembiule e un’insegna 50×70 da installare fuori dalla camera (più precisamente sulla porta) con un termine che con la sua semplicità rende perfettamente il concetto che vorresti esprimere con tante parole: “FANCULO!”

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