(INGIUSTAMENTE) COMMOSSO

Pubblicato: 13 aprile 2008 in Passioni

Si può tifare perché un narcotrafficante, uno dei più grandi (e quindi deplorevoli) della storia la passi liscia? Si può rimanerci male (ma tanto, quasi da farsi venire il magone) quando viene arrestato e rinchiuso in carcere a vita?

Mi pongo queste domande dopo aver ri-visto “Blow”, film del 2001 interpretato alla grandissima (come sempre) da Johnny Depp e da un ottimo (come spesso) Ray Liotta.

La storia (vera) è quella di George Jung che, negli anni ’70-’80, dopo un’adolescenza difficile, inizia a spacciare marijuana. I suoi traffici in breve tempo diventano roba grossa e viene beccato con trecento chili d’erba. E’ latitante, e finisce in carcere perché sua madre, quando lui torna a casa a trovare lei e il padre, chiama la polizia. In carcere (circa due anni), anziché redimersi, conosce un tale che lo “inizia” al mercato della cocaina, e lo mette in contatto niente-di-meno-che con Pablo Escobar (forse il più famoso narcotrafficante di sempre: un paio d’anni fa andavano di moda magliette con il suo nome stampato…). A questo punto fa davvero soldi a palate. Varie circostanze lo inducono a troncare i suoi traffici, ma perde tutti i soldi guadagnati in anni di onesta attività criminale, è di nuovo latitante e la moglie, dopo un furioso litigio, lo fa arrestare. Si spara altri tre anni di carcere e quando esce, per ricominciare una nuova vita, non trova di meglio da fare che ricontattare i vecchi “amici” per un’ultima spedizione, quella che gli permetterebbe di mettere da parte abbastanza per andare a vivere in California con la figlia. Sembra andare tutto bene, ma…

Ma il mio scopo non era quello di raccontare la trama, bensì di capire cosa passi nella testa dello spettatore di un film (io, nella fattispecie) quando, anche di fronte alle peggiori carogne di questa terra, si possa essere dispiaciuti per le loro (giuste, e che cazzo) disavventure. Cosa faccia sì che si speri in un lieto fine con un criminale che riesca a realizzare il suo sogno di mettere da parte sufficiente denaro per vivere agiatemente senza dover mai lavorare.

Forse perché il povero George viene tradito prima da sua madre, poi da sua moglie e infine dai suoi amici, ovvero da tutte le persone che avrebbero dovuto amarlo? O perché si dedica al crimine per non fare la fine dei suoi genitori (la madre che rimprovera il padre perché non guadagna abbastanza da farla vivere come vorrebbe), ma poi, inevitabilmente, succede la stessa cosa a lui e sua moglie? O forse perché è solo un uomo con un sogno (sbagliato, ok, ma sempre un sogno) che non riesce a realizzarlo per tanto così?

Non so. Il fatto è che se fosse stato un soggetto inventato, avrei semplicemente creduto in un ottimo lavoro dello sceneggiatore, il cui scopo, si sa, è farci immedesimare nel protagonista.

Ma si tratta di fatti realmente accaduti. Quindi è forse il caso di ammetere che, alla fine, il più grande e geniale sceneggiatore, resta sempre Lui.

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