CRYING AT THE DISCOTEQUE

Pubblicato: 10 settembre 2008 in Vita Vissuta

Pochi posti mi inducono a riflettere sulla condizione umana quanto una discoteca.

Tengo a precisare la mia occasionale frequentazione di suddetto tipo di locale: il genere di musica suonata mi irrita irrimediabilmente.

Ma ogni volta non posso fare a meno di stupirmi per come, ormai da decenni, e ormai praticamente ogni sera, si rinnovi il miracolo dello riempirsi dei locali notturni. Sono indifferente al volo in sincrono degli uccelli migratori, all’alternarsi delle stagioni, alla catastrofi naturali, ma non al fenomeno soprannaturale della serata in discoteca.

I personaggi che le popolano sono sempre gli stessi, comparse di un film che si ripete all’infinito con attori sempre nuovi, ma a interpretare sempre le stesse parti.

Ci sono gli intramontabili senza maglietta, che si levano la t-shirt per sudare liberamente, e se gli passi vicino ti contagiano con loro sudore corrosivo.

Ci sono le inglesi in vacanza, rosse come semafori e vestite come al ballo delle debuttanti.

Le classiche coppie di cinquantenni, decisamente fuori tempo massimo.

Ragazze scatenate sui tavoli, divanetti e qualsiasi tipo di arredamento si elevi di almeno due centimetri sul livello del mare; e poi si agitano come in preda a convulsioni causate da affezioni dimenticate.

Non mancano mai le disadattate, sedute sui divanetti, sguardo perso nel vuoto: non tradiscono emozioni. Insieme a loro le assonnate, svaccate sul divano come fossero nel salotto di casa loro, davanti alla tv.

Ma anche le straniere in microabiti: indossano straccetti che sembrano ricavati ritagliando le tende dell’albergo.

E poi gli stilosi, bicchiere sempre in mano o birra tenuta per il collo della bottiglia con tre dita.

Infine le tardone nella sala revival anni Ottanta dove, comunque, il dj passa musica uscita almeno vent’anni dopo la loro giovinezza.

Mi segno gli ultimi appunti su questa fauna da manuale e ciondolo fuori soddisfatto: se non altro non c’erano tronisti né concorrenti del grande fratello.


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commenti
  1. aoirghe ha detto:

    io mi sa che sono tra le disadattate … 😀
    però hai ragione, è tutta colpa della musica: a dublino, nei pubs, mettevano solo U2/oasis/frank sinatra/bob marley e mi sono trovata a ballare pure io (okay, ammetto il contributo non indifferente di un po’ di birra …).
    a domani!

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