COME TI SENTI, KAKA’?

Pubblicato: 19 gennaio 2009 in Passioni

Quando Ricky Kakà, al secolo Ricardo Izecson dos Santos Leite, la sera del 17/01/2009, entra in campo per il riscaldamento pre-partita di Milan-Fiorentina, nello stadio Giuseppe Meazza di San Siro, la Curva Sud è affollata (cosa non così frequente, dopo le leggi svuota-stadi degli ultimi anni).

Siam-venuti-fin-qua siam-venuti-fin-qua per-vedere-segnare-Kakà.

Se avevo i brividi io, Ricky, tu, come ti sei sentito?

Come ci si sente quando si è in campo con dieci compagni di squadra, undici avversari e circa sessantamila persone sugli spalti concentrate solo su di te, che cantano solo per te, che non vogliono altro che sapere che la loro storia (sì, cazzo, non tutti lo possono sapere, ma è una storia) non finirà così, non finirà per incassare più soldi (la società), per guadagnare più soldi (tu).

Io non lo so, come ci si sente laggiù, sul prato. Ma ti posso dire come ci si sente quassù, in Curva. Come ci si sente qui quando tu alzi le braccia, applaudi, ti batti il petto e sorridi, un po’ commosso. Beh, noi ci crediamo che tu ci tieni. Che tu non sia come tutti gli altri. Che tu sia più forte, che tu sia meglio. Un grande campione, un grande uomo.

E allora siamo sicuri che non sia tu, a volertene andare, ma la dirigenza, a volerti vendere. E allora ti difendiamo. Ti difendiamo come possiamo, nell’unico modo che sappiamo, coi cori. Proponiamo a chi ti vuole cedere che venda la propria madre, o il proprio figlio, al limite. Ma sono urla contro il Cielo, a chi possono interessare?

E poi, Ricky, so come ci si sente dopo la partita, qui a casa, mentre in tv non parlano d’altro. Ci si chiede se quando tu te ne sarai andato (lo farai, lo temo troppo per non crederlo), non sarà finita solo questa storia, ma si fotterà anche quell’ultima speranza che il gioco del calcio sia ancora emozione, passione, orgoglio, appartenenza.

Te ne andrai e allora, forse, noi tifosi (noi che andiamo allo stadio, sventoliamo le sciarpe) ci convinceremo di non essere più parte essenziale del gioco. Di non essere più parte dello spettacolo. Forse, ci convinceremo di non essere più indispensabili.

E’ triste, ed è la realtà. Ma mai, MAI, ci convinceremo che si possa giocare una partita in uno stadio vuoto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...