1.300 PAGINE DI “INFINITE JEST”: MISSIONE COMPIUTA

Pubblicato: 13 dicembre 2009 in Passioni

Ammetto di non aver conosciuto David Foster Wallace fino al Settembre 2008, quando ho saputo del suo suicidio.

Ovviamente uno scrittore affermato che si impicca all’età di quarantasei anni non mi ha lasciato indifferente.

E così ho scoperto che David Foster Fallace aveva scritto un romanzo che tratta in maniera sorprendente argomenti come la dipendenza (da droghe, alcool, farmaci, intrattenimenti televisivi), i programmi di recupero (degli alcolisti anonimi e dei narcotici anonimi), l’abuso di minori, l’agonismo esasperato e l’alienazione causata dalla tv, mettendo insieme un capolavoro. Intitolato Infinite Jest . E dire che è un capolavoro non è un esagerazione.

DFW ha pubblicato Infinite Jest nel 1996, ambientandolo in un ipotetico futuro. Più precisamente i fatti avvengono nel mese di Novembre dell’Anno del Pannolone per Adulti Depend (l’APAD) che, fatti due conti aiutandosi con i riferimenti temporali presenti nel libro, dovrebbe corrispondere giusto al Novembre 2009. Periodo durante il quale mi trovavo, senza volerlo/saperlo, nel pieno della lettura delle quasi milletrecento pagine in corpo otto, più del doppio se fosse stato stampato nel formato di un libro normale.

Ma Infinite Jest un libro normale non lo è.

A prescindere dalla sua mole, che per il solo peso specifico deve aver convinto parecchi lettori a lasciar perdere, è la quantità di personaggi (complessi, contraddittori, umani) e di temi trattati, l’ironia, la spietatezza e l’intelligenza con cui D.F. Wallace ne scrive, che fanno di Infinite Jest un libro speciale. Un libro a cui ci si finisce per affezionare, dato che lo si porta dietro, per forza di cose, per settimane e settimane.

Anche se, a dirla tutta, la quantità di situazioni, episodi e personaggi, e la loro distribuzione in tutto quello spazio fisico, impediscono di afferrare tutti gli incastri e i collegamenti alla prima lettura. E così è fisiologico perdersi qualcosa. Ma quando si entra nel mondo di Infinite Jest non si accetta di perdersi niente.

E io, sinceramente, una volta finito, avrei voluto ricominciarlo.

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