BROTHERS. L’EMOZIONE CHE NON SERVIRA’ A NIENTE.

Pubblicato: 3 gennaio 2010 in Sfoghi Impietosi

Com’è stato difficile mandar giù il groppo in gola, mentre le tante scene drammatiche di Brothers si susseguivano senza tregua.

Tobey Maguire, Natalie Portman, Jake Gyllenhaal e la piccola Bailee Madison hanno fatto il proprio mestiere in maniera strepitosa, e il film entra di diritto nell’elenco di quelli che andrebbero mostrati nelle scuole. O ancora meglio ai volontari delle forze armate, prima di entrare nell’esercito di qualsiasi paese.

E con queste quattro righe ho sistemato il discorso film.

Ma non è questo il punto.

Il punto è quella rabbia che ho dentro. La rabbia che, all’una e mezza di notte, mi costringe a prendere penna e Moleskine, e a mettermi a scrivere, anziché godermi il meritato riposo dopo una dura prima giornata di saldi.

La causa della mia rabbia sono due semplici, precise parole: orgoglio e patria. Due parole che, se pronunciate insieme, una in fila all’altra, mi mettono i brividi. Due parole pesanti come una bugia raccontata a un bambino. Una bugia a cui ancora una quantità assurda di gente crede.

Orgoglio. E patria.

Una bugia che ci fa perdere ore davanti ai dibattiti politici, davanti ai telegiornali e alle prime pagine dei quotidiani. Una bugia che è la base dell’intolleranza, dalla più bassa e insignificante (come può essere la rivalità con le confinanti Francia e Svizzera) fino all’odio razziale per interi continenti. Una bugia che fino a pochi anni fa ha rubato dodici mesi di vita ai diciottenni. E che ancora oggi fa prendere in mano un fucile e dire voglio difendere il mio paese.

Ma quale fottuto orgoglio?

Ma quale maledetta patria?

Quale dovrebbe essere il nostro orgoglio? Avere belle località turistiche? Bei paesaggi? Bei monumenti? L’aver dato i natali ad artisti famosi? A sportivi vincenti? Ditemelo. Perché io voglio davvero sapere il motivo per cui dovrei essere orgoglioso della mia (o di qualsiasi altra) patria. Vorrei sapere cosa mi da la mia patria. E vorrei sapere cosa mi da la mia patria in proporzione a quello che io do a lei. In proporzione alle tasse che pago. In proporzione alle inculate che sopporto. Forse una giustizia equa? Forse una sanità gratuita e affidabile. Forse dei governanti giusti?

Dovrei alzarmi in piedi, con la mano sul cuore?

Dovrei difendere la patria a costo della vita?

In verità sarei più disposto a una rissa in un bar per la mia squadra di calcio, che ad alzare un solo dito per la mia patria.

E se davvero nessun orgoglio per nessuna patria significasse nessun soldato? Allora chi avrebbe ragione?

Fanculo l’orgoglio.

Fanculo la patria.

Sono due parole che non significano niente.

NIENTE.

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