UOMO IN MARE! ANZI NO, IN FIUME!

Pubblicato: 14 giugno 2010 in Vita Vissuta

Diciamo che il briefing pre-discesa tenuto da uno dei maestri della scuola di rafting (www.rafting4810.com), non è una delle cose più rassicuranti che abbia mai sentito. Istruzioni su come comportarsi quando si cade in acqua, acqua a 6° centigradi per la precisione; su come nuotare in mezzo alle rapide; su come riportare sul gommone un uomo in acqua; su come evitare di dare una pagaiata a chi sta dietro o di fianco e rompergli tre denti. Insomma, istruzioni che ti fanno un pelino passare la voglia.

Tanto più che, quando comodamente seduti al ristorante (con davanti pizza e birra), viene la ragazza a dare indicazioni sugli orari, ti dice con aria sbalordita, ma mangiate adesso?, come a dire, morirete di congestione, sicuro.

Infine arrivi al fiume, dove è ancora ripido, stretto e cattivo per le abbondanti piogge della notte e, mettendo i piedi in acqua, capisci davvero quanto sono freddi 6° centigradi.

Poi parti, con l’istruttore che dal retro del gommone urla i suoi comandi per farsi sentire sopra il fragore dell’acqua.

Ed è magnifico.

In mezzo alla montagna, alle piante, alle cascate. Onde gelate che ti colpiscono in faccia come schiaffi. Rapide che ti fanno sobbalzare, lì seduto sul bordo del gommone, con il sedere a due centimetri dall’acqua.

Nuota, nuota verso riva, si sente urlare a un tratto. Nuota? Ma i comandi non erano solo avanti, indietro, stop? Nuota a chi? A chi dietro di me è caduto nel fiume, ovviamente. Uno dei miei due testimoni, per di più.

Cazzo, al momento giuro che non fa tanto ridere, la cosa. Soprattutto quando si è in un tratto dove non ci si può proprio fermare, e lui rimane indietro. Per fortuna che il bagno si conclude alla svelta, e il mio testimone guadagna la riva, e si rannicchia su una roccia. Fradicio nella sua muta; con k-way, giubbino di salvataggio e caschetto gialli. Come una specie sconosciuta di volatile della fauna valdostana.

Dopo averlo recuperato, l’istruttore vuole che ci diamo una svegliata, che stiamo più attenti. Quindi sdraiati all’indietro, e testa nell’acqua per rinfrescarci le idee.

Ma è di nuovo uomo in acqua. Questa volta uno dei due davanti. Per fortuna lo tiriamo su in un attimo. Per poi riperderlo dopo cinque minuti. Terzo e ultimo bagno.

Comunque questi contrattempi non rendono meno emozionante e divertente la discesa. In alcuni tratti ci si trova con ostacoli difficili da superare. Il gommone si solleva, poi ricade, e bisogna pagaiare come urla l’istruttore, per restare dritti e non ribaltarsi. Gli ordini piovono a raffica. A volte si sbaglia. A volta si è sollevati dall’acqua e si muove la pagaia a vuoto. Non è un mestolo, cazzo, si sente urlare. Ma cosa vuoi, si è tutti lì a fare quello che si può. A tenersi in equilibrio sul bordo scivoloso del gommone, con i piedi resi insensibili dall’acqua gelata e le mani che tengono stretta la pagaia. Con le gettate d’acqua che offuscano la vista, mentre si vorrebbe vedere il paesaggio, il tempo della pagaia che sta davanti, e cento altre cose.

Quando finisce si è soddisfatti. Ci si è divertiti. Si è faticato. Si è arrivati.

E si può ridere sulle cadute (degli altri) nell’acqua ghiacciata.

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commenti
  1. Spadino ha detto:

    …slarga!!!…string!!!

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