NEW YORK CITY – DAY 4 – MISS LIBERTY

Pubblicato: 26 settembre 2010 in Trip (non mentali)

Il quarto giorno, finalmente e con colpevole ritardo, ce ne andiamo a vedere Miss Liberty (aka la “Statua dela Libertà”).

La giornata inizia inevitabilmente con la colazione da Starbucks, dove non abbiamo ancora deciso quali tazze comprare per casa nostra.

Poi ci spariamo un bel tragitto in bus fino a South Ferry e lì… eccola, che già si vede, in lontananza. La giornata è fresca, ci godiamo un bel vento profumato di oceano.

Passiamo i controlli (tipo aeroporto) e saliamo sul traghetto, che rolla come se ci fosse il mare forza nove. Per fortuna quando partiamo si stabilizza, e in pochi minuti arriviamo su Liberty Island. E’ un’isoletta minuscola, ma con un sacco di verde, gabbiani che supplicano un pezzettino del tuo pranzo, e Lei, la statuona, di rame ormai inverdito, ma incredibilmente affascinante. Non sto a elencare i dettagli come altezza o altro, quelli si trovano su Wikipedia, ma posso dire che la vista dal basso è davvero emozionante, soprattutto al pensiero che per secoli è stata la prima cosa che gli immigranti hanno visto, arrivando in nave. Dopo averla vista e fotografata da settantacinque diverse angolazioni ci prendiamo da mangiare, e accerchiati dai gabbiani, ci sediamo davanti al muretto che delimita l’isola, con vista su Lower Manhattan: pazzesca! Qualche miglio di mare, e poi subito i grattaceli, che si accalcano fino alla punta dell’isola (per chi non lo sapesse, Manhattan è un isola, delimitata a Nord e a Ovest dall’Hudson River, a Est dall’Est River, e a Sud dall’oceano).

Seconda tappa della mattina, sempre con traghetto, Ellis Island. Questa è l’isola dove gli immigrati dovevano scendere per essere registrati. E’ un po’ più grande di Liberty Island, ma la sua visita si limita al museo, all’interno della grande struttura che riceveva una media di cinquemila persone al giorno. Anche qui l’emozione di calcare la strada di milioni di persone arrivate con Il Sogno. E di persone che, per vari motivi, sono state rimandate indietro.

Tornati a Manhattan, quasi solo per dovere di cronaca, abbiamo fatto un salto a Wall Street e a Ground Zero, che in realtà non ha un granché da mostrare, se non un grande e frenetico cantiere, visibile quasi esclusivamente dal lussuoso building del World Financial Center.

Al ritorno è ormai ora di punta, e la Sixth Avenue, sulla quale siamo diretti, è bloccata come la Salerno-Reggio Calabria il Quindici di Agosto. Quindi, per la prima volta da quando siamo qui, prendiamo la Subway; bella sorpresa: piena di gente ma non incasinata, molto pulita, è facile da capire, in quanto pannelli elettronici indicano le fermate in tempo reale.

Dopo una sosta in albergo per doccia e relax, prima di cena andiamo al Top Of The Rock.

Non è una trasmissione musicale di MTV, ma un punto panoramico situato al sessantasettesimo e ultimo piano di uno dei grattaceli del Rockfeller Center. La salita in ascensore a velocità supersonica è mozzafiato: il soffitto della cabina è trasparente, e il tunnel in cui sale è illumitato da led azzurri: sembra di decollare nello spazio. Una volta scesi ci si trova su un terrazzo circondato da vetrate con vista a trecentossessantagradi sullo skyline, ovviamente spettacolare.

La giornata si conclude con cena in un ristorante italiano dove, per la cronaca, paghiamo una bottiglia di acqua San Benedetto (neanche stappata in nostra presenza) sei dollari e cinquanta. ‘Tacci…

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