NEW YORK CITY – DAY 9 – APPLE STORE

Pubblicato: 6 ottobre 2010 in Trip (non mentali)

Con la scusa che il 28/09/2010 è l’ultimo “giorno intero” che passiamo in città, e siccome dobbiamo comprare ancora qualche souvenir, ti pare che non si andava a finire in un’altra giornata di shopping?!

Piove di brutto, e la colazione da Starbucks con vetrina sulla Sixth Avenue è particolarmente scenografica. Fra l’altro, finalmente, troviamo i Chocolate Chunk Cookie, che se non ti tieni attaccato al tavolino ti possono davvero far ribaltare dalla sedia.

Come nei film entrano due poliziotti in servizio, che poi si portano fuori un bicchierone di caffè americano, o qualche altra schifezza, che a volte bevono in cup trasparenti con dentro una carriola di ghiaccio (nota: ricordarsi di chiedere poco ghiaccio, o direttamente “no ice”, se si vuole restare in salute).

Poi  ci spostiamo sulla Fifth, che è proprio il posto peggiore se ci tieni al tuo conto in banca; una strada di negozi dalla quale è praticamente impossibile uscire indenni.

Entriamo nel negozio di Armani per vedere “Armani Casa”, che alla fine è poco più di un’esposizione con quattro cuscini da centocinquanta dollari l’uno, ma che vale la pena di una visita solo per vedere la rampa di scale interna: un serpentone bianco illuminato, con un design da urlo. Mia moglie vede una borsa che desidera come fosse l’ultima disponibile prima del giorno del giudizio; ma la convinco ad aspettare, dato che è praticamente la prima che ha visto (oggi). Riesco a farci uscire da lì solo con il bel sacchetto che gentilmente mi viene offerto all’ingresso per non far gocciolare l’ombrello.

Poi facciamo un giro da Cavalli (inavvicinabile), anche se la nostra (soprattutto mia) vera meta della giornata si trova più a Nord, all’inizio di Central Park, all’incrocio con la Cinquantanovesima. Purtroppo, però, ecco incombere il negozio di Juicy Couture. Trattasi di marchio newyorkese che non si trova in Italia, e contro il quale tutta la mia forza di volontà non può impedire l’acquisto di (mavvà?!) una borsa, in quel momento divenuta la più bella e desiderabile di tutti i trecentomila negozi di New York.

Per fortuna, passeggiando, arriviamo davanti alla Cattedrale di St. Patrick, e tanto per rimanere coi piedi sulla terra, ci prendiamo una mezz’ora di pausa spirituale. L’edificio, in uno stile che la mia ignoranza in materia non mi permette di identificare (neo-gotico?), è imponente, e l’interno spettacolare, soprattutto il colonnato che delimita la navata centrale e le vetrate a mosaico.

Usciamo da lì che è ora di pranzo. Visto che ha smesso di piovere optiamo per mangiare all’aperto sulla Cinquantanovesima, proprio di fronte al muretto che delimita Central Park.

E dopo pranzo arriva il mio momento, che mi gusto con un lungo cazzeggio in Grand Army Plaza: entriamo nell’Apple Store di Fifth Avenue. Il negozio è sotterraneo, e vi si accede da una scala trasparente, all’interno di un futuristico cubo di cristallo.

Guardiamo, tocchiamo, chiediamo, ci facciamo spiegare e, alla fine, dopo circa un’ora (fra cazzeggio, fila alla cassa e apertura della scatola, assistiti da un commesso che ce lo prepara per l’uso immediato) usciamo di lì con un iPad, oggetto più adorabile di un cucciolo di golden retriever. Tanto che, grazie a una delle tante connessioni wi-fi che allietano la vita a Manhattan, ce ne stiamo venti minuti a godercelo in quello spiazzo appena fuori dallo store, chiamato Apple Plaza.

Dopo il rituale rientro in albergo per qualche ora di relax (doccia e pisolo), finalmente andiamo a salire l’Empire State Building. Qui, a differenza del grattacielo del Rockfeller Center, la fila è lunga, e si arriva all’ottantaseiesimo piano! La vista è pazzesca, le nuvole sembra di poterle toccare alzando un braccio, e c’è un vento che quasi hai paura a tenere in mano la macchina fotografica, che magari te la spazza via.

Era l’ultimo posto speciale di New York che ci mancava ancora da vedere.

Domani si parte per Boston.



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