FUCKBOOK

Pubblicato: 27 marzo 2011 in Sfoghi Impietosi

Era da tempo che volevo dirne quattro riguardo a Facebook. Forse già da quando mi ci sono iscritto e mi ci sono ritrovato dentro. O forse solo da questo pomeriggio. Chissà.
No, non ce l’ho con la mancanza di privacy, che Facebook o no se n’é andata a puttane già da un pezzo. E non ce l’ho nemmeno col fatto che chiunque possa farmi una foto mentre giro per casa in mutande e farla vedere a centinaia di amici.
No. Io c’e l’ho contro quel modo di essere di questo social network che fa sí che ognuno, sentendosi mezzo nascosto dietro a una foto in posa, e forte di decine di amici pronti a supportarlo – finché lo sforzo non é altro che cliccare un “mi piace” o digitare un “grande!” -, si senta in diritto di sputare sentenze che poi vengono condivise e condivise e condivise all’infinito.
Cosí succede che a due righe di distanza l’uno dall’altro, e sullo stesso piano d’importanza, si ritrovino un post sull’omicidio di Avetrana e uno sull’outing di Tiziano Ferro.
Succede che migliaia di persone sentano di aver fatto tutto il proprio possibile per le vittime della catastrofe in Giappone per aver condiviso un post con la foto di una candela accesa.
D’un tratto il web si é scoperto zeppo di espertoni di politica, che copiaincollano discorsi mezzi leggiucchiati chissà dove, ma che da quel momento vengono assunti a dottrina inconfutabile.
A centinaia hanno tirato fuori dal cassetto lauree in teologia, in ragione delle quali si sono messi a fare crociate contro culti millenari.
Professoroni di fisica, chimica e scienze spuntano come funghi, pronti a urlare al mondo la loro voglia di ecologia, senza tener conto che in un modo o nell’altro, ogni volta che mettono il naso fuori di casa, anche loro inquinano il loro spicchio di pianeta terra come tutti gli altri.
E poi ci sono i peggiori. La piaga culturale moderna. I socialnetwork-maniaci. Con le loro romanticherie mocciane, che amano tutti e tutto, che esternano nostalgia e commozione per ricordi di non piú di sei mesi prima, che si sentono vip per una festa di compleanno in discoteca, che creano gruppi di persone che si sentono speciali perché scendono dal letto col piede sinistro. E per queste persone basta che uno faccia un bel rutto in piazza, che ne diventano fans accaniti.
E che cos’ho, io, contro tutto questo?
Nulla.
Niente.
Niente di niente.
Tanto questa società il fondo l’ha già toccato.
Che differenza fa se adesso inizia a scavare?

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