CENSISCIMI, MA SIAMO NEL 2011!

Pubblicato: 15 ottobre 2011 in Sfoghi Impietosi

Quando, qualche giorno fa, ho trovato nella cassetta della posta il bustone dell’Istat, non sapevo nemmeno che ci fosse in ballo un censimento. Ho aperto la busta, ma dopo tre secondi mi è passata la voglia di guardarne il contenuto: ricevo già noiosi questionari di questo tipo al lavoro e li considero solo una perdita di tempo. Quindi il plico è finito dimenticato in mezzo alle riviste.
Poi ieri sera un’amico mi ha detto di averlo compilato in un quarto d’ora e quindi, stamattina, non avendo di meglio da fare, ho chiamato a raccolta tutta la mia buona volontà di cittadino e, iPad sulle ginocchia, mi sono collegato al sito Istat.
Certo scoprire di poterlo compilare online, e fra l’altro in maniera molto facile e intuitiva, è stata una piacevole sorpresa. Ma anche l’unica.
Iniziando il questionario vengono richiesti i dati anagrafici dei componenti il nucleo familiare, a cui seguono domande che riguardano la formazione scolastica, la situazione lavorativa e le condizioni di salute (queste molto discrete e generiche).
E poi ci sono le domande sull’abitazione, dove ci viene richiesto se abbiamo in casa una cucina, un bagno, e i collegamenti all’acqua potabile e all’acqua calda.
No, davvero.
Abbiamo pianto fino a ieri la morte di Steve Jobs, ringraziandolo per averci regalato l’iPad e l’iPhone, e siamo costretti ancora a chiederci se abbiamo il bagno in casa e l’acqua calda. Abbiamo televisori da cinquanta pollici e pay tv costose come mutui, ma forse non l’allacciamento all’acquedotto.
Questo è il patetico Paese in cui viviamo.
Un Paese che, peró, ha paura a chiederci formalmente, con un incontestabile sondaggio Istat, cosa ne pensiamo della classe politica, delle istituzioni, della scuola, della sanità, della giustizia, della condizione delle strade e della viabilità, delle banche, delle compagnie assicurative e dell’urbanizzazione.
Forse perché per questo sondaggio non servirebbe l’Istat. Forse perché, per la prima volta nella storia delle statistiche, si registrerebbe un risultato unanime. Forse perché il risultato che ne risulterebbe non sarebbe riportabile al telegiornale.
Forse perché, in risposta a queste domande, dalle nostre gole scaturirebbe un solo, unico, gigantesco urlo. Una parola di cinque lettere. Una parola che riassume la risposta a tante domande.
MERDA.

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