VIENI QUA, CHE TI BATTEZZO IO!

Pubblicato: 22 aprile 2012 in Vita Vissuta

Assistere a un battesimo cattolico, da qualche tempo, è diventata una questione imbarazzante.
Quando mi capita… beh, non posso che rimanere a bocca aperta.
Partiamo dagli invitati che, dall’inizio della funzione religiosa, e per venti minuti dopo, invadono la chiesa.
Fra di loro, ovviamente, c’é l’amico addetto al filmino, con la sua videocamera presa coi punti della benzina. Solitamente questo soggetto indossa un abito grigio consunto dall’utilizzo massivo nelle decine di cerimonie a cui, ogni anno, viene invitato. Sua moglie, invece, se ne sta in un angolo, con gli immancabili occhiali da sole calati sugli occhi neanche fosse Julia Roberts in incognito, a gestire i figli, sentendosi la moglie di un grande uomo, dell’addetto al filmino.
Il secondo cliché ben distinguibile é l’omone in gessato da gangster. Tiene la giacca spalancata, mettendo in mostra una pancia che sembra abbia inghiottito un’anguria intera. Porta appesa al collo una macchina fotografica da seicento euro, con la quale scatterà noiose fotografie che nessuno, nemmeno i genitori del battezzato, guarderà per piú di una volta.
Entrambi questi due soggetti si aggirano per la chiesa con ossessività, cercando l’inquadratura migliore, arrampicandosi su scalini e balaustre e nicchie già occupate da statue di santi, sollevando i loro obiettivi per impossibili riprese dall’alto e, infine e sostanzialmente, rompendo i coglioni a tutti gli altri presenti.
Poi ci sono i padrini e le madrine. La loro caratteristica saliente è l’abbigliamento. Le madrine sono vestite con abiti da sera, neanche dovessero presentare il Festival di San Remo; i padrini sono in jeans strappati e giacca del vestito del matrimonio: sembrano Fabrizio Corona quando si veste peggio del solito.
E, infine, ecco i protagonisti: i genitori. Per raccontarvi di loro basta una cosa, una cosa sola. Pronunciare i nomi che decidono per i propri figli. Vabbè che costoro avranno le proprie passioni, che saranno fan di chissà quale serie televisiva, di automobilismo, di film di guerra, di soap opera degli anni Ottanta… ma come possono fare un dispetto cosí grande ai propri figli, che dovrebbero essere le creature che amano piú al mondo, da dare loro dei nomi tanto assurdi? Anch’io sono milanista, ma non chiamerei mai mio figlio Zlatan, o Robson De Souza Robinho. Sono appassionato di musica e amo gli U2, ma non ho intenzione di chiamare un mio figlio Bono. Amo anche leggere, e uno dei miei autori preferiti é Palahniuk, ma certo non chiameró nessun mio figlio Chuck.
Tutta questa gente, a parte la simpatia che puó ispirare per il proprio atteggiamento folkloristico, si comporta come a una fiera. Chiacchiera e cazzeggia come fosse al bar. Si stravacca sulle panche come fosse nel proprio salotto. Si atteggia come fosse protagonista di una commedia dei fratelli Virzí.
E allora io vorrei solo sapere questo:  se non avete mai messo piede in una chiesa, se non avete idea del significato spirituale di un sacramento; se vi proclamate “credenti non praticanti” e condividete su Facebook post contro il Papa, allora, per quale maledetto motivo fate battezzare i vostri figli?
Per scaramanzia?
Tanto per passare la mattinata, in attesa del pranzo in un ristorante caciarone e puzzolente di fritto?
O perché cosí, fra venti o trent’anni, potranno sposarsi con una bella cerimonia religiosa?
No, davvero, è importante che lo si sappia.

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commenti
  1. dresda ha detto:

    snob e cattolico

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