Archivio per la categoria ‘su Rolling Stone Italia’

Ma non ve ne siete ancora accorti di aver stancato?! Di aver stancato me (per quello che conta) e, sono sicuro, altri tre quarti della mia generazione.

Non vi siete accorti che non se ne può più di revival degli anni Sessanta e Settanta?

Che il rock e nato e morto lì, che quei gruppi erano più veri, più puri, più bravi. Che tutti i concerti erano irripetibili, mitici. E ai primi concerti del gruppo sconosciuto nei pub c’eravate tutti. E in quelli della consacrazione del gruppo sconosciuto nei prati sconfinati c’eravate tutti. E si respiravano aria di salcazzo che cosa e si fumava e beveva l’impossibile, l’inverosimile e l’inimmaginabile.

Scommetto questi due miei maroni, che trent’anni fa si sarebbero (vi sareste) tagliati una mano pur di avere un fottuto iPod. Un bell’oggettino dalle linee morbide e pulite, l’apoteosi della tecnologia e dell’estetica tecnologica. Un oggetto di pochi centrimetri quadrati che avrebbe potuto contenere tutta la vostra pidocchiosa raccolta di album e spararla da due casse alte una spanna, ma capaci di pettinare tutto quanto il popolo di Woodstock o Bethel e l’Isola di Wight messi insieme.

Scommetto che tanti dei capelloni di quei tempi si sarebbero rasati a zero per esserci a un concerto degli U2, davanti a un palco alto sessanta metri e largo duecento, insieme ad altre centocinquantamila persone e vederli uscire da una navicella spaziale vestita da limone.

Ci avete rotto con tutti i vostri soliti quattro gruppi, che hanno fatto la storia del rock e hanno cambiato la storia del rock e senza di loro non sarebbe esistito niente e nessuno.

Noi, qui, adesso, possiamo scegliere fra una miriade di gruppi indie, gruppi sconosciuti, gruppi che devono ancora iniziare e sono già famosi e gruppi che durano due giorni.

Ci siamo beccati, nel giro di neanche due decenni, Nirvana, Pearl Jam, Soundgarden, Rage Against The Machine, Jeff Buckley, Smashing Pumpkins, Foo Fighters, At The Drive In, Cranberries, Garbage, Green Day, Radiohead, Oasis, Skunk Anansie, Marilyn Manson, Placebo, Muse, White Stripes, System Of A Down, Korn, Deftones, Coldplay, Franz Ferdinand. Tanto per dire qualcuno dei più clamorosi.

E la vostra lagna che il vinile è impareggiabile e gli mp3 fanno schifo e il mono va bene e lo stereo e il dolby sono eccessivi.

Io sono contento di poter scegliere cosa ascoltare fra cinquecento album mentre giro la città in metropolitana. Poi salire in macchina e non dover infilare una cassetta e mandare avanti e indietro con l’autoreverse che si incastra e il nastro si sfila e la devo lanciare fuori dal finestrino. E sono contento di arrivare a casa e potermi scegliere e scaricare la musica senza alzare il culo dal divano.

Voi potete dire altrettanto?

E vogliamo davvero fare un confronto?

Quando ho deciso di creare un blog, ho fatto una scelta precisa (a scanso di polemiche che, come ho già avuto occasione di dire, non gradisco): niente politica, niente religione, niente ideologie.

Poi arriva il 26 di Febbraio 2009, vado in edicola a comprare il 65esimo numero di Rolling Stone (giornale del quale non ho mai mancato un’uscita) e, a pag. 27, ti trovo la risposta alla lettera di un lettore da parte di Massimo Coppola. Ho rosicato fino a questa mattina, dopodiché gli ho scritto la mail che riporto qui di seguito, nel caso non la ricevesse e nel caso dovesse mai capitare su questo blog.

 

Massimo,

leggo il tuo ultimo articolo e resto basito.

Tempo fa ti avevo già scritto per dirti che, secondo me, tu, che ti credi il depositario della verità e il rappresentante del pensiero dei giovani d’oggi, in realtà rappresenti ben poco.

Ma voglio intervenire ancora, e inizio chiedendoti due cose:

1) Ma da dove vieni? Dallo spazio?

2) Credi che i cattolici siano solo vecchie impellicciate di trecento anni che vanno alla messa del mattino e papaboys?

E’ pazzesco che tu (prodotto di MTV) ti senta in diritto di liquidare, in un quarto di pagina di un giornale di musica, una religione che esiste da duemila anni, e rappresenta la fede di talmente tante persone che tu, con la tua pseudocultura, non riusciresti nemmeno a quantificare e localizzare sul pianeta. Parli del cattolicesimo come fosse una setta nata l’altro ieri, e i suoi fedeli come un gruppetto di coglioncelli creduloni.

Facendo un paragone con la musica, mi sembri uno che vuole sostenere che Elvis non conti un cazzo nella storia del rock.

Sono contento che RS abbia pubblicato il tuo articoletto: ora, agli occhi di chi ti legge (in maniera obiettiva), la tua credibilità (che, a mio parere, già rasentava lo zero), ora è scesa dove si può solo scavare per andare più in basso.

Ti sarei grato, adesso, se avessi il coraggio di dire la tua, negli stessi termini derisori, anche di qualche religione davvero estremista (visto che sostieni – pazzesco – che quella cattolica è una religione “che nega i diritti delle donne”).

Per concludere mi sento di dirti una cosa che s’intona ben poco con il mio essere cattolico (non fanatico/bigotto, solo cattolico), ma credo renda bene l’idea del mio pensiero: mavaffanculo.

Gabriele Mariani

p.s. Hai visto, noi cattolici (che da tua descrizione saremmo “una congrega di superstiziosi antimoderni abbigliati vezzosamente e dediti a strani rituali purificatori”) diciamo pure le parolacce… uh…uh… che paura!

Stoppo subito gli insulti che i fan del Blasco hanno pronti in gola da vomitarmi addosso: la V. non sta per Vasco, naturalmente (non oserei proporre tale confronto, seppure non sia un suo seguace), né, trattandosi di musica, per Valentino Rossi.
Ma per Valeria Rossi.
Già, proprio lei, la mitica Valeria Rossi che tutti ricordano perché, qualche anno fa, cantava “dammi tre parole, sole, cuore, amore“.
E giù tutti a canticchiare il ritornello perfetto insieme a lei (mentre noi, amanti della musica, giù a parolacce a lei e a chi comprava i suoi dischi).
E adesso spiego cosa c’entrano i Negramaro con la suddetta usignola.
Un singolo e un album promettenti, qualche tempo fa, hanno proiettato i Negramaro nello spazio dell’heavy-rotation radiofonica portandoli, ben presto, in testa alle classifiche di vendite, di programmazione e, dal mio punto di vista, di rottura di palle. E’ innegabile però che siano diventate delle vere stelle della musica italiana (non che questo sia un gran vanto, comunque), tant’é che conqualcuno ha scomodato addirittura un ardito paragone coi Muse.
Intanto io ero appostato con il mio fucile di precisione.
Ed ecco che, un bel giorno, accendo la radio, e cosa sento?
Sento: “Parlami d’amore, se quando nasce un fiore, mi troverai senza parole amore“.
Lo so, non ci si crede, eppure vi giuro che le parole sono proprio queste, le ho sentite con le mie orecchie!
Però qui qualcosa non quadra più, o forse quadra fin troppo bene.
Riepilogo un attimo per chiarirmi le idee:
  • Valeria Rossi propose: parole-sole-cuore-amore
  • i Negramaro rispondono: amore-fiore-parole-amore
Noto una cosa: i Negramaro non hanno nemmeno fatto lo sforzo di trovare una quarta parola che finisse con “ore” e hanno ripetuto amore.
Ma allora non ho scelta: sono obbligato a decretare vincitrice del confronto Valeria Rossi!!!
n.b. per essere “rock”, ragazzi, non basta tenere il volume delle chitarre un po’ più alto!