Archivio per la categoria ‘Vita Vissuta’

PAUSA!

Pubblicato: 28 luglio 2013 in Vita Vissuta

Presentazioni di “Sei uno zero”.
Nuovi progetti in corso (ben quattro…).
Estate.
Questi i motivi per cui latito un po’ dal blog.

Ma continuate a visitare la pagina, il prossimo post potrebbe uscire presto, nonostante tutto!

PLASTINATO LO DICI A TUA SORELLA

Pubblicato: 7 novembre 2012 in Vita Vissuta

“Andiamo a vedere la mostra di Gunther von Hagens?”
“Ah, il celeberrimo Gunther von Hagens… E chi minchia é?”
“Massí, Body Worlds, quella dei cadaveri plastinati”.
Beh, detto cosí non è che piovano i consensi.
Poi pure l’ingresso a quindici euro, che non saranno tantissimi, ma se gli fai due conti in tasca, al Gunther, considerato che ci sono stati trentacinque milioni di visitatori nel mondo, insomma, ti gira un po’ il cazzo ingrassare ancora di piú il tacchino. In tempo di crisi poi…
Sta di fatto che, per la prima volta in cinque mesi, molliamo a malincuore la pupa dalla nonna e partiamo.
Arrivare a Chinatown (zona Cimitero Monumentale) e trovare parcheggio è un viaggio come partire per le vacanze. La coda per fare i biglietti è epica (consiglio vivamente l’acquisto online, con ingresso senza fare la fila). Ma finalmente entriamo.
La prima cosa che vedi è un cuore. Lí. A portata di mano. Vero. Umano.
Giuro che non fa impressione, come non lo fa nessuno dei corpi né degli organi esposti. Forse la cosa che fa piú impressione è come vengono definiti nelle didascalie: i plastinati.
Dicevo. La prima cosa che vedi è un cuore. E da subito, davvero, capisci che hai fatto bene a farti lo sbatti. Vasca in auto e ricerca del parcheggio. A pagare quindici euro.
Capisci che hai fatto bene perché organi, ossa, muscoli, sistemi nervoso e arterioso li hanno visti tutti. Nel laboratorio di scienze a scuola. Nei poster dal medico. Nei film horror. Ma pochi li hanno visti umani e dal vivo (cioè, vivo chi li vede, intendo).
E, ragazzi, vedere l’interno di un corpo umano vero… Tutto intero o pezzo per pezzo… Sano o malato di malattie che sentiamo nominare migliaia di volte ma non abbiamo idea di cosa siano… Vederlo lí… Poterlo toccare (cioè, non si puó, ma sono lí, e si potrebbe)…
Il mio pensiero piú frequente, durante tutta la durata della visita, è stato cazzo che roba.
E poi ho pensato anche tanto a Dio, perché, davvero, anche se Darwin fosse qui davanti a me a giurarmelo, non ci credo proprio che la sola evoluzione della specie abbia potuto portare da una cellula ignorante a un ingranaggio cosí infinitamente complesso e preciso e perfetto e mettiamoci pure bello (a parte gli intestini, che secondo me sono un mezzo sbaglio e non hanno ancora finito di evolversi).
Per la cronaca: non ho visto nessuno svenire né sboccare, e posso giurare che facce mosce ce n’erano.
Lo consiglio? No.
Fate quello che vi pare. Io ci sono andato e mi è piaciuto e sono soddisfatto.

20121107-000945.jpg

I TABLET. MA ANCHE NO.

Pubblicato: 13 giugno 2012 in Vita Vissuta


La faccenda sta piú o meno in questi termini: dopo anni e anni nel corso dei quali ci hanno dato personal computer con processori sempre piú potenti, con hard disk sempre piú capienti, con schermi a risoluzione sempre piú alta, con funzioni sempre piú strabilianti, si sono accorti che il 99,9% degli utenti di queste macchine pazzesche, utilizzava questi fantascientifici oggetti tecnologici per due funzioni del cazzo: navigare in internet e mandare mail. Aggiungiamoci pure, ma solo negli ultimi anni, per seguire i propri social network. E se queste banali attività molti hanno iniziato a svolgerle da uno smartphone, figurarsi se c’era bisogno di un pc o di un notebook da 1.500 euro.
Poi arriva Steve Jobs e, dalla Apple, ti fa inventare l’iPad. Intendiamoci, il tablet non l’hanno mica inventato loro, ma fatevi una ricerca con Google per vedere che razza di oggetti erano prima del 2010: inguardabili.
Pensandoci bene, togliendoci il pc e dandoci il tablet, quindi, cos’hanno fatto? Ci hanno dato un oggetto fichissimo, certo. Che puoi toccare con la stessa soddisfazione che se fosse schiena di una donna, certo. Che puoi girare e rigirare come ti pare, certo. Con cui puoi anche farti una partita senza fotterti il cervello (e questo, ricordiamolo, anche grazie a Nintendo che, con la DS, ha reinventato i videogiochi, rendendoli frubili anche a chi aveva solo voglia di cazzeggiare dieci minuti, senza per forza diventare un nerd sociopatico).
Il problema, peró, qual é? Il problema (se di problema si puó parlare), é che, a ben vedere, con il tablet, in quanto a funzionalità, siamo tornati indietro di qualche anno. Tant’é che molti si sono fatti il tablet, ma tengono ancora il pc per alcune cose che il tablet non puó fare.
E allora ecco che adesso i tablet si evolvono. Le app (che sul pc chiamavamo volgarmente “programmi”) iniziano a diventare pesanti. I monitor a diventare iperdefiniti.
Ma questo, quindi, significa che fra qualche anno i tablet diventeranno quello che adesso sono i pc e i tablet del futuro saranno sostituiti da un altro oggetto un pó piú essenziale che a sua volta si evolverà fino a diventare troppo evoluto e sarà sostituito da qualcos’altro che servirà davvero a quello per cui lo abbiamo acquistato?
Non lo so, e forse non ho nemmeno le conoscenze per la suddetta analisi. Quello che so è che oggi, la tecnologia di consumo, si evolve piú velocemente di quello che riusciamo ad assorbire. Cocludo con un quesito: supponiamo di venire rispediti nel passato, che so, nel 1.200 d.c.; con il bagaglio di tutte le nostre conoscenze tecnologiche, sapremmo inventare qualcosa non ancora presente in quell’epoca?

VIENI QUA, CHE TI BATTEZZO IO!

Pubblicato: 22 aprile 2012 in Vita Vissuta

Assistere a un battesimo cattolico, da qualche tempo, è diventata una questione imbarazzante.
Quando mi capita… beh, non posso che rimanere a bocca aperta.
Partiamo dagli invitati che, dall’inizio della funzione religiosa, e per venti minuti dopo, invadono la chiesa.
Fra di loro, ovviamente, c’é l’amico addetto al filmino, con la sua videocamera presa coi punti della benzina. Solitamente questo soggetto indossa un abito grigio consunto dall’utilizzo massivo nelle decine di cerimonie a cui, ogni anno, viene invitato. Sua moglie, invece, se ne sta in un angolo, con gli immancabili occhiali da sole calati sugli occhi neanche fosse Julia Roberts in incognito, a gestire i figli, sentendosi la moglie di un grande uomo, dell’addetto al filmino.
Il secondo cliché ben distinguibile é l’omone in gessato da gangster. Tiene la giacca spalancata, mettendo in mostra una pancia che sembra abbia inghiottito un’anguria intera. Porta appesa al collo una macchina fotografica da seicento euro, con la quale scatterà noiose fotografie che nessuno, nemmeno i genitori del battezzato, guarderà per piú di una volta.
Entrambi questi due soggetti si aggirano per la chiesa con ossessività, cercando l’inquadratura migliore, arrampicandosi su scalini e balaustre e nicchie già occupate da statue di santi, sollevando i loro obiettivi per impossibili riprese dall’alto e, infine e sostanzialmente, rompendo i coglioni a tutti gli altri presenti.
Poi ci sono i padrini e le madrine. La loro caratteristica saliente è l’abbigliamento. Le madrine sono vestite con abiti da sera, neanche dovessero presentare il Festival di San Remo; i padrini sono in jeans strappati e giacca del vestito del matrimonio: sembrano Fabrizio Corona quando si veste peggio del solito.
E, infine, ecco i protagonisti: i genitori. Per raccontarvi di loro basta una cosa, una cosa sola. Pronunciare i nomi che decidono per i propri figli. Vabbè che costoro avranno le proprie passioni, che saranno fan di chissà quale serie televisiva, di automobilismo, di film di guerra, di soap opera degli anni Ottanta… ma come possono fare un dispetto cosí grande ai propri figli, che dovrebbero essere le creature che amano piú al mondo, da dare loro dei nomi tanto assurdi? Anch’io sono milanista, ma non chiamerei mai mio figlio Zlatan, o Robson De Souza Robinho. Sono appassionato di musica e amo gli U2, ma non ho intenzione di chiamare un mio figlio Bono. Amo anche leggere, e uno dei miei autori preferiti é Palahniuk, ma certo non chiameró nessun mio figlio Chuck.
Tutta questa gente, a parte la simpatia che puó ispirare per il proprio atteggiamento folkloristico, si comporta come a una fiera. Chiacchiera e cazzeggia come fosse al bar. Si stravacca sulle panche come fosse nel proprio salotto. Si atteggia come fosse protagonista di una commedia dei fratelli Virzí.
E allora io vorrei solo sapere questo:  se non avete mai messo piede in una chiesa, se non avete idea del significato spirituale di un sacramento; se vi proclamate “credenti non praticanti” e condividete su Facebook post contro il Papa, allora, per quale maledetto motivo fate battezzare i vostri figli?
Per scaramanzia?
Tanto per passare la mattinata, in attesa del pranzo in un ristorante caciarone e puzzolente di fritto?
O perché cosí, fra venti o trent’anni, potranno sposarsi con una bella cerimonia religiosa?
No, davvero, è importante che lo si sappia.

VITE NASCOSTE

Pubblicato: 7 aprile 2012 in Vita Vissuta

C’é gente, là fuori, che ha delle vite.
La maggior parte di loro magari no. Ma ogni tot insignificanti, ci saranno pure delle personalità ben delineate. Delle vite interessanti. Delle situazioni drammatiche. O delle felicità inaudite.
A volte, dal finestrino, mi chiedo cosa faccia una puttana quando non é in strada.
Oppure, quando vedo un tizio che stende l’asfalto alle dieci di sera, mentre non c’é neanche un alito di vento, mi chiedo che musica gli piaccia. O se magari, una volta a casa, stanco come una bestia, prenda in mano un libro perché proprio non puó farne a meno.
Mi riesce piú faticoso, le volte che mi imbatto in serate revival senza senso (dato che chi vi presenzia non ha vissuto il momento, e di certo non ha niente da “revival”), indovinare vite interessanti dietro a fichetti che ancora alzano le braccia quando parte YMCA: nel frattempo ci sono stati quattro decenni di cose meravigliose, ma questi soggetti sembrano ignorarlo. Mi spiace: bocciati.
A volte, e questo mi capita piú di frequente con gli addetti di enti pubblici, mi trovo di fronte a inetti tali che avrei voglia di coprirli di insulti. Di saltare di là dal banco e scuoterli. Ma poi mi chiedo quanti figli debbano mantenere. O se le loro moglie (o il loro marito), qualche volta, li prendano ancora per mano. E allora mi trattengo e ingoio il rospo.
Mi piacerebbe avere una rivista dove le interviste si fanno solo a gente incontrata per caso per strada.
Gente comune.
Gente che però, negli occhi, ha “qualcosa”.

Ho una domanda da farmi.

Ma che vorrei tenere lì fino almeno a dopo le feste. Ogni tanto però mi arriva fin qua in gola, e non è tanto facile ricacciarla giù.

La questione da capire è se sempre, ma davvero sempre, un amico dovrebbe stare vicino a un amico. Se sempre, comprende anche quando, forse, l’amico non ha voglia di vedere nessuno. Se comprende anche quando l’amico preferisce restare solo, o meglio, fuori dalla società e dalle sue ridicole regole di comportamento. Se sempre comprende, anche quando magari, l’amico, non vuole essere consolato, ma ha solo la sacrosanta voglia di soffrire un po’ da solo, in pace. Perché mica sempre quando si sta male serve avere un conforto. A volte basta lo star male a confortare chi sta male.

Il fatto è che ho due amici. E stargli vicino mi sembra di rompere i coglioni. Stargli alla larga non vorrei dare l’impressione di non essere abbastanza amico.

Forse basterebbe dirglielo. Forse basterebbe spiegarsi.

Vabbé ragazzi, se siete lì, sapete che siete voi.

LAVORI IN CASA? NO, THANX!

Pubblicato: 24 agosto 2010 in Vita Vissuta

Ecco le 10 (per ora) cose da non fare durante i lavori nella vostra nuova casa:

  1. sollevare con disinvoltura un secchio pieno di fissativo (ndr: colla liquida per pitture) – motivo: raccogliere con degli stracci un’onda di prodotto chiamato aggrappante, e fregarne via dal parquet i residui, non è un’operazione gradevole;
  2. muoversi con noncuranza reggendo un’asta di un metro e cinquanta con, all’estremità, un rullo impregnato di pittura viola – motivo: le strisciate viola sono difficili da coprire su un soffitto imbiancato di fresco;
  3. essere indecisi su qualcosa – motivo: qualsiasi minimo e anche irrilevante cambio di idea e conseguente modifica, costerà abbastanza da togliere il sonno per parecchie notti;
  4. andare impreparati ad acquistare il materiale per imbiancare, affidandosi ai consigli del negoziante – motivo: uscirete dal negozio con abbastanza pittura da imbiancare la diga di Assuan, e il colore che avrete comprato sarà di almeno dieci tonalità differenti rispetto alla prima pennellata che darete sulla parete;
  5. andare ad acquistare una cosa che vi serve urgentemente in un magazzino di bricolage – motivo: non è possibile uscirne senza aver speso una somma dieci volte superiore al costo di quello che vi serviva, senza fra l’altro aver perso meno di due ore e tre quarti;
  6. comprare i mobili in presenza di una donna (fidanzata, potenziale moglie, moglie, madre) – motivo: per una donna non è accettabile che in una parete di tre metri non si possa collocare un mobile di tre metri e cinque centimetri;
  7. pulire i pavimenti – motivo: entro mezz’ora farete sicuramente qualche ultimo lavoretto che sporcherà di nuovo tutto;
  8. spazzare il box nuovo senza la presenza di un notaio – motivo: raccoglierete talmente tanta polvere da battere sicuramente un qualche record (da registrare nel libro dei guinnes);
  9. utilizzare la lavatrice senza aver tolto i fermi del cestello – motivo: non è piacevole, quando parte la centrifuga, vedere la vostra lavatrice che salta per il bagno come un vitello impazzito;
  10. parlare con gli amici di lavori in casa – motivo: ognuno di loro avrà decine di aneddoti da raccontare, facendovi venire mille ripensamenti e dubbi sui lavori che avete appena terminato.

Questa lista, con ogni probabilità, verrà presto ampliata.